non sempre vissero felici e contenti… meravigliosa creatura (parte3)
C’era una volta… (tutte le fiabe cominciano così) una donna che sapeva narrare storie belle e fantasiose. Viveva in una casa senza porte o chiavistelli fatta di note musicali e poesia. Un brutto carattere spigoloso e strano, l’aveva relegata al ruolo del brutto anatroccolo. Non sperava più di trasformarsi in cigno. Si reputava, a volte,nei giorni di sole, una vezzosa paperella, e questo le bastava! La vita avventurosa e difficile l’aveva fatta invecchiare prima del tempo. Lo scorrere dei giorni e le ripetute delusioni avevano ucciso la speranza e la fiducia negli altri, in tutti gli altri.
Sorrideva raramente e gli occhi troppo spesso erano spenti, stanchi. Eppure questa donna, in un angolo nascosto del suo cuore era follemente innamorata dell’Amore.
Molti si chiedevano perché, avendo avuto una vita tempestosa e sempre in salita, quella strana tipa, non si fosse ancora rassegnata a trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza, in tranquilla solitudine.
Parecchie persone le raccontavano che l’amore di un uomo non era poi così importante… ad una certa età.
Che nel mondo c’erano guerre, e violenza e bambini costretti a lottare per la sopravvivenza; che quelli sì… erano problemi!
Che accantonasse questa idea balzana della recherche. Non esiste una vie en rose, commentavano.
Qualche vicino, saggio, le aveva detto che era sufficiente cercare l’amore nello sguardo delle persone che le stavano attorno. Non avevano proprio capito nulla di lei.
Era nata “diversa” e da sempre lo sapeva.
Lei ascoltava,faceva tesoro dei pensieri altrui, non criticava gli amici, li guardava con tenerezza, ma sapeva, in cuor suo, che il compimento del Libro della sua Leggenda Personale,aveva bisogno solo di quel calore che solo una persona speciale avrebbe potuto donarle.
Così,instancabile e triste, continuava a tessere e filare al suo arcolaio dell’affetto. E donava, instancabilmente donava, nella certezza che un giorno quell’amore le sarebbe stato restituito. 
Pensava che anche a Penelope avevano consigliato le stesse cose, ma anche lei ..zuccona aveva continuato ad aspettare Ulisse…
Così un bel giorno,dopo che per l’ennesima volta,qualche amico sciocco e superficiale l’aveva dileggiata bonariamente, cominciò a raccontare :
“Ognuno di noi è diverso e per questo unico. In ciò sta la bellezza del creato. Ogni essere umano vive, seppur inconsapevolmente, in funzione del suo essere irripetibile e indispensabile per qualcuno..E fiorisce quando l’altro gli dimostra dedizione e premure :questo dunque è il motore che ci lega gli uni agli altri e ci spinge a camminare per le strade della vita. A taluni è dato di viverlo a piene mani, ad altri,esso viene lesinato. A tutto c’è una spiegazione..
“Io sono grata alla vita perché mi ha dato una manciata di minuti di grande gioia. Ho avuto anch’io quello scampolo di “secondi” nei quali ho percepito l’essere “speciale” per qualcuno. Centro dell’universo. Farfalle nello stomaco. Stelline e campanelli tintinnanti. La certezza che la vita poteva finire in quel preciso istante, che sarebbe stata la stessa cosa. Ed essendo un fatto che mi è stato dato di provare, una ed una sola volta, lo ricordo benissimo. E lo serbo nel cuore come dono prezioso, perché ci sarà un giorno, nel quale, so che, potrò restituirlo con i dovuti interessi..
“La casualità degli eventi, incontri che non si pensava mai di fare” riprese la donna . “Uomini speciali che ritroviamo sul nostro cammino. Vicende che ci cambiano l’esistenza. Insoliti pomeriggi con bagni di parole e scambi di opinioni. Carrelli della spesa e partite. Improbabili pizzerie e cene nei ristoranti cittadini. Cumuli di lavoro come Everest inespugnabili. Corse fuori e dentro i tram. E’ la vita che scorre come continue entrate ed uscite dagli stores della sopravvivenza. E tutto dipinto di varie tonalità di grigio. Banalità del fluire quotidiano dell’esistenza. Questa è la nostra diarietà, un outlet di necessità soddisfatte o da soddisfare,illuminata fortuitamente da mesto neon di serenità intermittente.
Niente di che… poi un bel giorno, la sorpresa.
Un’onda di calore bellissima, occhi che si sono riempiti di lacrime, senza piangere. Un solo sguardo capace di parlare. Esclamazione di gioia e stupore bloccata nella gola. Parole non dette, frenate dalla “ragione” .Desiderio d’incontro bloccato dalla consapevolezza di sé, dal proprio autocontrollo. Silenzio d’amore assordante. Esperienza emotiva breve ma intensissima,forse il tempo di una canzone. Consapevolezza di non necessitare di fisicità perché quell’esperienza ,la conteneva già tutta, ed in tutte le nuances possibili, da far apparire il Kamasutra come uno scolorito fumetto. Non è stato possibile fermare il tempo.”
“Poi violento e lacerante lo strappo… consapevole. La felicità degli altri viene sempre prima della nostra..”continuò la donna.
“Ora, è la certezza che ognuno di noi ha un destino ed un proprio Tempo da portare a compimento con tutta calma. E’ la certezza che fretta, egoismo ed individualismo non pagano. Un amore vero sa tacere. E’ il convincimento sicuro, che al mondo, ci sono persone capaci di amare così profondamente che, con il loro silenzio, pagheranno due conti alla vita. Ma lo faranno con gioia. Visione forse dantesca dell’amore di per sé stesso. La sicurezza che deve solo chiudersi un ciclo.
A volte sono quei secondi a trasformare due“esseri”, in meravigliose creature. Uniche. Preziose. Anche se la magia dura pochi istanti. Saranno proprio quegli attimi a colorare di senso una storia personale.
Da quel momento non ci sarà più tempo per i rimpianti, perché sarà tempo di gioia. Non sarà desiderio di possedere. Perchè un amore non trattiene nulla per sé, ma si fa dono. E cresce della gioia dell’altro.

Ora deve solo scorrere il tempo nel quale ognuno è chiamato a portare a maturazione e compimento la propria leggenda personale. Dando a sé stessi ragione dell’assenza. Trovando una logica al dolore che certe solitudini impongono. Le grandi storie non hanno fretta. Né ce l’hanno i grandi uomini o le grandi donne che colorano la Storia.”
Così dicendo la donna si rabbuiò, fu una fugace frazione di secondo. Il viso le si illuminò nuovamente,di un dolcissimo sorriso, mentre riprendeva:
“tutto questo io l’ho sperimentato, l’ho vissuto appieno.”
“… e quando lui avrà cavalcato il successo personale, avrà sperimentato tutta la bellezza ed i suoi limiti. Quando avrà viaggiato e calmato la sua sete di conoscenza. Quando avrà esaurito il ruolo di accudimento. Quando i figli avranno cominciato a volare fuori dal nido. Quando avrà messo a fuoco il vuoto del vivere senza stupore e fantasia. Quando la bellezza sarà sparita dal suo viso. Quando il suo fisico non sarà più scattante. Quando ci saranno rughe su quel volto, i capelli saranno canuti e le guance scavate dai pensieri, quando le spalle curve dimostreranno le primavere trascorse e la stanchezza dimorerà nel suo sguardo, quando l’orecchio non percepirà tutte le note del suo essere sinfonia. Quando prendendolo in giro lo chiameranno “vecchio” e proverà un senso di smarrimento. Quando si sentirà solo e guarderà la pelle avvizzita delle sue mani, per ricordarsi l’emozione di quella carezza mai elargita e di quell’abbraccio temuto e negato,quando arrabbiato con il tempo che scorre inesorabile, si allontanerà nei boschi, in solitudine, per cercare risposte non trovate prima d’allora,ecco..quando se ne andrà in montagna, un bel giorno, girando la testa , scoprirà che … io sono da sempre seduta sulla panchina, con il mento tra le mani e sorrido. Lo stavo solo aspettando perché dovevo restituirgli quei secondi, con gli interessi!E capirà che non è mai stato solo. Ed allora quella lacrima potrà scendere, quella gioia potrà essere lasciata libera, quel silenzio si riempirà di parole. E quell’abbraccio potrà sciogliersi”.
Mi spiace, amici del blog..ma questa storia non finisce con il famoso ..e vissero a lungo felici e contenti!
.


