Mai come in queste assolate giornate di luglio, con la canicola che scioglie asfalto e spina dorsale, ottundendo l’orizzonte e la mente, spiaccicando forze e pensieri come moscerini sul parabrezza, ecco far capolino, un’ idea inespressa e ricorrente. Pensiero intrusivo, germoglio dentro di noi, come pratolina di maggio, nei momenti più impensati. Incontenibile desiderio di fuga, un allontanamento repentino, dalla torrida città.
Scappare al fresco, in montagna, dove l’aria gradevolmente frizzante, ritempra il fisico e lo spirito.
Già ma dove?
Quante volte sentiamo questo bisogno di un oneday plug-off e non riusciamo a richiamare alla memoria alcun itinerario singolare che solletichi il nostro umano bisogno di svago?
Cari amici del blog… salite in auto e lasciatevi andare. Vi attende una giornata stupenda, fatta di cose semplici, di profumi antichi e di spettacoli alpestri inusuali.
Avventuratevi fino a Ponte di legno, oltrepassandone il centro abitato e prendendo direzione “Passo del Gavia”. Sono 10 minuti di strada tortuosa, come il ramo di un nocciolo ritorto, ma davvero panoramica, sprofondata in un verde meraviglioso, denso di profumo di resina di pini, abeti e larici. Immensi pratoni multicolori, posti morbidamente ai lati dell’asfalto come scialli a ricami floreali delle contadine lombarde di un tempo, accompagnano il vostro incedere. Oltrepassate le ultime case della frazione di S. Apollonia, imboccando la stradina che si biforca a sinistra della carrozzabile maestra. Dopo poche centinaia di metri, alla vostra sinistra, troverete il rifugio Pietrarossa. Proseguite diritto, seguendo le indicazioni di “Valle delle messi” e parcheggiate, gratuitamente (incredibile ma vero!!) nell’ampio spazio predisposto, accanto alla prima zona attrezzata per camper, parco giochi e pic-nic del parco dello Stelvio.
Respirate a fondo… comincia la vostra avventura. L’aria è sottile, il cielo d’un blu infinito. Un’allegria insolita, una leggerezza dell’essere vi pervaderà. Tutto è così, così semplicemente bellissimo da sembrare… irreale. Scolpite nel legno, troverete le indicazioni per il Ristoro Valmalza. Un’ora e trenta di cammino, a passo lento per godersi tutto il bello, la perfezione di una natura incontaminata e selvaggia di un fondo valle incastonato tra il Passo di Pietrarossa e il Passo del Gavia. Il percorso è un dolce, romantico saliscendi, per nulla impegnativo; un lungo viottolo che costeggia un rumoroso, gaio ruscello d’acqua cristallina: l’Oglio-Frigidolfo nei pressi del quale e possibile trovare una sorgente d’acqua con la stessa composizione ferruginosa delle acque di Pejo e di Santa Caterina di Valfurva. Anticamente, imbottigliata.
D’inverno questo stesso percorso viene battuto come pista da fondo e… sembra di entrare in una favola surreale, onirica, fatta di trine e merletti di ghiaccio candido.
Il cammino si snoda, per circa un’oretta, tra prati e boschi ove zone soleggiate si alternano a freschi ripari arborescenti. Qua e là, occhieggiano delle panchine per riposare e per compiacersi di questo gioiello naturale.
La gente del luogo, prendendo esempio dai proprietari delle case di Viso, ha ristrutturato alcuni “baït”, denominando la zona “Case degli orti”: casette in grigia pietra a vista, con tetti in ardesia, e muri a secco. Inferriate in ferro battuto. Ci si guarda attorno alla ricerca di Hansel e Gretel. Che bello riuscire ancora a stupirsi, a provare meraviglia!
Il percorso che attraversa la Valle delle Messi per arrivare al Ristoro Valmalza, si presta a passeggiate famigliari:il sentiero è davvero gradevole anche per bambini ed anziani.Solo nell’ultimo tratto, laddove il viottolo inizia a salire un pochetto..bhè mettete in preventivo qualche capriccetto o qualche sbuffo di piccoli e nonni..ma il panorama che si godrà alla meta vi ripagherà per la pazienza e per il vostro sforzo.
Dopo un’ora di passeggiata in falsopiano, il cammino inizia a salire, senza diventare, tuttavia, impegnativo.
La vegetazione si fa più rada e la strada, uno sterrato sassoso, più esposto al sole.La fatica comincia a far capolino nelle nelle gambe, ma si è ripagati dalla spettacolare distesa di rododendri fioriti (agli inizi di giugno). La destinazione sembra non arrivare mai, quando, il Ristoro Valmalza appare all’improvviso… come un miraggio lungamente atteso.
In perfetta armonia con la natura circostante, ecco il Rifugio (2000 m.), ristrutturato da poco, con pietre e sassi a vista e collocato nello spiazzo erboso, dal quale si dipana il sentiero che, volendo, in un’ora vi porta al Rifugio Linge (2289 m.).
A Valmalza tutto è armonicamente essenziale, come si addice alla gente di montagna. Si può pranzare all’aperto, godendo di una vista da urlo, che si apre su catene montuose perennemente innevate. Oppure, previa prenotazione, si può consumare il pasto all’interno del locale. Gli arredi semplici e spartani sono in pino biondo e profumano di segheria. Odorano di quel desiderio antico di stare insieme, attorno ad un desco, riqualificando tempo ed esigenze.
Lo spazio all’interno è poco più grande di un nido, e come tale, super-accogliente… 15/20 posti a sedere, non di più. Tre tavoli, vicini ad un grande camino. E si respira tutto il calore e l’affetto della famiglia che gestisce il ristoro.
Anche in questo caso mi risulta difficile essere oggettiva. Sono amica di Daniela, la figlia del gestore; conosco sua sorella Loretta, la cuoca. La mamma ed il papà. Gente di una volta, gente semplice ed autentica. Persone sincere e di cuore, che hanno fatto del lavoro e della fatica una ovvia consuetudine.Se vi organizzate per una gita a Valmalza, nelle settimane che vanno dal 25 settembre alla prima di ottobre, è possibile vedere i cervi ed udire i loro canti..E’ periodo degli amori e degli accoppiamenti.Ricordatevi un buon binocolo ed eventualmente… chiedete informazioni ai gestori del rifugio .
E’ così la gente delle mie montagne, la gente delle Alpi: pura fino al midollo, lavoratrice indefessa. Con un cuore grande e limpido come la neve delle cime. Essenziale. Temprata dal clima e da attività che impongono continui sacrifici e rinunce.
Loretta e la sua mamma preparano pranzetti davvero gradevoli e sanno fare miracoli in una cucina, poco più grande di quelle di Barbie.
Lasagne al salmì, calsù, pizzoccheri di nonna Graziella, spezzatini di cervo o capriolo, funghi freschi con una polenta buona buona buona, cotta lungamente in un enorme paiolo. I salumi sono nostrani così come i formaggi, provengono dalle malghe. Da non perdere, le castagne cotte nel miele e servite come contorno ad un piatto di carne o funghi porcini trifolati.
La torta di ricotta con frutti di bosco freschi fa letteralmente perdere la testa così come le più semplici torte fatte in casa.
Il servizio è semplice ma accurato, in perfetta armonia con il paradiso naturale, nel quale il ristoro è inserito. Il costo di un pranzo completo si aggira intorno ai 20 euro.Il ristoro è aperto tutti i giorni da Giugno a Settembre, mentre nei mesi di Maggio e Ottobre, il servizio di ristorazione è fruibile solo nei fine settimana.
Inoltre, nel caso vi cogliesse un acquazzone improvviso, o vi serviste del Ristoro Valmalza, come punto di partenza per una lunga escursione, ricordate che si può pernottare, tipo bivacco, per 7 persone. Nel caso non aveste il sacco-lenzuolo, l’acquisto è possibile al rifugio, a costo contenuto.
Per i patiti dell’escursionismo e della montagna, ricordate che si può anche prenotare il trattamento half- board. I prezzi variano, e sono più convenienti per gli iscritti al CAI .
E per chi… ama la montagna ma… vive in simbiosi mutualistica con il cellulare… Bhè, lasciatelo pure a casa!
A Valmalza, fortunatamente, non c’è campo e quindi è inusabile.
Per tante altre piccole curiosità o informazioni, vi invito a visitare il sito del C.A.I. Pezzo Pontedilegno.
Cliccando su:
http://www.caipezzopontedilegno.it/valmalza.htm
info@rifugiovalmalza.it
Rifugio Valmalza - Valle delle Messi -
25056 Pontedilegno - Brescia-Italy
tel. 3487962766 / tel. 3473811645