Mariagrazia Bondioli

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Archive for the ‘letteratura’

NON TI ARRENDERE MAI!

dicembre 26, 2011 By: mariagrazia Category: letteratura

Quando meno ce lo aspettiamo, sperimentiamo certi improvvisi, ingiusti abbandoni..

Ci ritroviamo a pagare alla vita sia il nostro conto che quello di altri.

ecco..quando le cose non vanno come dovrebbero ricordiamoci le parole di San Leone Magno

NON ARRENDERTI MAI..

neanche quando la fatica si fa sentire,
neanche quando il tuo piede inciampa,
neanche quando i tuoi occhi bruciano,
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati,
neanche quando la delusione ti avvilisce,
neanche quando l’errore ti scoraggia,
neanche quando il tradimento ti ferisce,
neanche quando il successo ti abbandona,
neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta,
neanche quando l’incomprensione ti circonda,
neanche quando la noia ti atterra,
neanche quando tutto ha l’aria del niente,
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia…
stringi i pugni, sorridi………
e ricomincia.
San Leone Magno

Aprimi fratello!

dicembre 14, 2011 By: mariagrazia Category: letteratura

Sarà che le tristi notizie dei tiggì di questi giorni mi hanno un decisamente depressa; sarà che amo pensare ad un mondo multicolor, multietnico, multitollerante, multiaccogliente,ove esistano solo  esseri umani, unici ,preziosi ed irripetibili, seppur  nelle loro diversità.Persone, semplici uomini appartenenti all’unica razza del pianeta, LA RAZZA UMANA, che non dovrebbe essere soggetta a discriminazione alcuna..

Sarà che dentro di me, penso, spero e sogno un mondo  arcobaleno, ove ogni colore concorre al risultato finale del capolavoro che si staglia contro la volta celeste..Ecco perchè, mi ha fatto un immenso piacere il dono inatteso di una mia amica, Paola.Ho trovato il suo pensiero così delicato che ho deciso di condividerlo con tutti voi lettori del blog.Spero vi piaccia..Ed a Paoletta un grande immenso grazie di cuore!

Aprimi fratello!

Ho bussato alla tua porta

Ho bussato al tuo cuore

per aver un letto

per avere del fuoco

perchè mai respingermi?

Aprimi fratello!

Perché domandarmi

se sono dell’Africa

se sono dell’America

se sono dell’Asia

se sono dell’Europa ?

Aprimi fratello !

Perché domandarmi

quant’è lungo il mio naso
quant’è spessa la mia bocca
di che colore ho la pelle
che nome hanno i miei dèi ?
Aprimi fratello !

Io non sono nero
io non sono rosso
io non sono giallo
io non sono bianco
non sono altro che un uomo.
Aprimi fratello !

Aprimi la porta
aprimi il tuo cuore
perché sono un uomo
l’uomo di tutti i tempi
l’uomo di tutti i cieli
l’uomo che ti somiglia !

(René Philombé)

La lista della spesa

giugno 03, 2011 By: mariagrazia Category: letteratura

Questo testo non è una mia creazione;circola sul Web.A me è piaciuto enormemente.Nella sua semplicità, insegna come rimettere al centro le vere priorità del quotidiano.Poichè  molti dei miei ragazzi o i loro genitori leggono i miei articoli, ho sperato di far cosa gradita inserendo sulla mia pagina, questa breve narrazione..A volte serve fermarsi e meditare sulla realtà dei nostri giorni..Soprattutto in un momento storico nel quale, la povertà che viene diariamente dalll’Africa, finisce a brandelli sugli scogli di Lampedusa o sommersa dalle onde del Mediterraneo.E certe morti, non fanno più scalpore..Ci sconvolgono per un nanosecondo e poi cadono nell’oblio a velocità catodica..Eppure quelli che riposano sul fondo del mare, e che non arriveranno a condividere un momento di sperato benessere,diritto di tutta l’umanità, erano, anche loro “Figli dello stesso Padre”…

Una donna, vestita sobriamente, con il volto triste, entrò in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. Con delicatezza gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette figli avevano bisogno di cibo.
 Il padrone non accettò e le intimò di uscire dal negozio.
Conoscendo la reale necessità della sua famiglia la donna suplicò: “Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso”.
Il padrone ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio.
In piedi, vicino al banco, si trova un giovane sacerdote che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna. Il sacerdote si avvicinò e disse al padrone che avrebbe pagato quello che la donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia, allora il padrone con voce riluttante, chiese alla donna: “Hai la lista della spesa?”. La donna disse “Si, signore”. “Bene” disse il padrone “metta la sua lista sul piatto della bilancia e le darò tanta merce quanto pesa la sua lista”.
La donna esitò un attimo e, chinando la testa cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia.
Gli occhi del padrone e del sacerdote si dilatarono per lo stupore, quando videro il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di colpo e rimanere abbassato.
Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: “E’ incredibile” Il sacerdote sorrise e il padrone cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti, il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì. Il padrone rimase profondamente stupito.
 Alla fine, prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito e confuso… non era una lista della spesa!
Era una preghiera che diceva: “Mio DIO, Tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani!”.
 Il padrone del negozio, in silenzio, consegnò alla donna tutto ciò che aveva messo nel piatto della bilancia.
 La donna ringraziò e uscì dal negozio.
Il giovane sacerdote, consegnando una banconota da 50, disse al padrone: “ORA SAPPIAMO QUANTO PESA UNA PREGHIERA” …
Il nome di quel sacerdote era: KAROL WOJTYLA.

Le pietre della vita

agosto 21, 2009 By: mariagrazia Category: letteratura

sassi-blogPubblico questo articolo sul blog come “Grazie” sommesso, nei confronti di una persona che non si risparmia mai; che in ogni momento, seppur all’interno di una vita impegnatissima, è presenza costante nel momento del bisogno! Un uomo che sa mettere gli altri prima di se stesso; vulcano di idee e di disponibilità, maghetto multimediale. A friend in need is a friend indeed! dicono gli inglesi.

Caro Anto, ho deciso di condividere con gli amici del blog il dono fattomi nel 2002. Quel foglietto, mi accompagna. Contiene una grande verità, che ho sperimentato sulla mia pelle, viene troppe volte disattesa. Storia che va controcorrente, la tua, che stona… L’esperienza degli ultimi anni mi ha dimostrato quanto i playwriters della Vodafone fossero stati lungimiranti… In un mondo centrato sul “tutto intorno a te”, le parole del tuo pieghevole risuonano cristalline, come acqua di torrente.

“Un esperto in time management, tenendo un seminario ad un gruppo di studenti, usò un esempio che rimase per sempre impresso nelle loro menti.

Per colpire nel segno il suo uditorio di menti eccellenti, propose un quiz, poggiando sulla cattedra, di fronte a sè un barattolo di vetro, di quelli solitamente usati per la conserva. Chinatosi sotto la cattedra, tirò fuori una decina di pietre, di forma irregolare, grandi circa un pugno, poi con attenzione  e grande cura, le infilò ad una ad una, nel barattolo. Quando il barattolo fu riempito completamente e nessun’altra pietra poteva essere aggiunta, chiese alla classe: “Il barattolo è pieno?”

Tutti in coro risposero di si.

“Davvero?”- si stupì il professore.

Si chinò di nuovo sotto il tavolo e tirò fuori un secchiello di ghiaia.Versò la ghiaia agitando leggermente il barattolo, di modo che i sassolini, scivolassero negli spazi tra le pietre. Chiese nuovamente: “Ed ora il barattolo è pieno?”

A questo punto la classe aveva capito.”Probabilmente no” - rispose uno degli studenti.

“Bene”- replicò l’insegnante.

Si chinò e da sotto il tavolo prese un secchiello di sabbia, la versò nel barattolo, riempiendo ogni spazio rimasto libero.

Di nuovo chiese “Ed ora il barattolo è pieno?”

“No!”  risposero in coro gli uditori.

“Bene!”, riprese l’insegnante e così dicendo, tirò fuori una brocca d’acqua, la versò nel barattolo, riempiendolo fino all’orlo.

“Quale è dunque la morale della storia?” chiese il professore a questo punto.

Una mano si levò all’istante: “La morale è che: non importa quanto fitta di impegni sia la tua agenda: se lavori sodo ci sarà sempre uno piccolo spazio per aggiungere qualcosa d’altro!”

“NO!” - rispose il professore-”Il punto non è questo! Questo esempio ci insegna che se non mettiamo per prime, le pietre, dentro al barattolo, non ce le metteremo  più!”  - “Quali sono le pietre della vostra vita?”-

” Se vi esaurite per le piccole cose, come la sabbia, la ghiaia,allora riempirete la vostra quotidianità di cose minori, non dando mai quality time alle cose grandi ed importanti, cioè alle pietre.

Gilda, la ritrosa, che non voleva entrare nel blog!

giugno 04, 2009 By: mariagrazia Category: letteratura

A Gilda che non voleva finire sul blog…

 campanula

Metti una serata interessante, assolutamente inimmaginabile. Esattamente ciò che fa per me: adoro l’ inaspettato, l’inatteso, si insomma, l’imprevedibile. Ed in particolare le sorprese, attraverso le quali, riassaporo il colore della vita ,nel suo delinearsi quotidiano da ottovolante. La tediosa calendarizzazione degli eventi o la programmazione a lungo termine della realtà, mi dà l’idea di un film d’essai, di un grigio Monsieur Travet da reparto geriatrico. Noia mortale e monotonia mortifera di binari esistenziali arrugginiti, che depauperano l’esistenza delle sue sfumature, annacquando il gusto dell’imprevu.

Che ci posso fare? Se dovessi rinascere, di certo sarei una bottiglia di Idrolitina…

Ebbene si, sono come uno yogurt Actimel… ho scadenze ravvicinatissime, per dirla alla Lenri.

 

La mia vecchia amica Gilda, non si chiama veramente “Gilda”; questo appellativo è frutto della mia fantasia,ma essendo una donna speciale… desidero tutelarla nell’anonimato. Si, Gilda è davvero leggendaria e mi conosce come le sue tasche. Anche meglio!

Sa quanto ami gli incontri culturali, le mostre, i concerti o il teatro e contemporaneamente ha appreso, che, vuoi per pigrizia, vuoi per ritrosia, esco poco o malvolentieri. Negli ultimi anni, faccio vita claustrale. Così quando organizza eventi, si ricorda di me e mi ci trascina. Ha ormai imparato che,io borbotto, ma i suoi inviti, sono cose che mi fanno strapiacere.

 

Lei è così, sembra sottotono, diafana, l’incedere impalpabile, come se camminasse a mezzo metro sopra l’esistenza di tutti noi, poveri mortali. Una leggerezza dell’essere di Kunderiana memoria. Classe e sobria raffinatezza da esportare Oltralpe, da regalare anche a Madame Carlà.

Così poco consapevole della sua eleganza nel portamento, da farla sembrare persino impostata. Perfetta in ogni situazione. Mai una piccola sbavatura..

Metà Jacqueline Bouvier Kennedy e metà Chanel, semplicità signorile.

Italian style di donna che appare come acquarello ma è dotata interiormente della forza materica di un Gaugin:creatura vulcanica e culturalmente poliedrica.

Taglio corto, castano ad illuminare due grandi occhi d’ebano, in un ovale dai lineamenti leggermente marcati dal taglio greco. Carnagione d’alabastro. Eterea e flessuosa nel suo metro e settanta.

 

Gilda delle sorprese:vengo invitata per un “documentario a sfondo benefico”: penso… cosuccia da oratorio! Decido di accettare, nonostante il freddo gelido, si incunei impudente e sfrontato fino al midollo e una pioggia deprimente, flagelli una cinerina domenica di fine inverno.

“Uffa, … potevi anche avvisarmi prima..!” “Ma va, dai, Mari, … ti aspetto al Quadriportico”.

 

Già Gilda ed io. Io e Gilda. Colleghe. Amiche. Sorelle. Strano mélange di rapporto il nostro. A volte Prevertiano, altre, rappresentazione tangibile di certi affreschi di Natalia Ginzburg, come in “Lui ed io”.

 

Io, la pasta e lei il sugo. Lei, budino ed io caramello. Lei, Bibì ed io, Bibò. Lei, Ginger ed io, Fred.

Lei pensiero ed io azione. Controllata e calibrata lei, esagerata io. Lei riflessiva ed io estemporanea.

Lei precisa, io, apoteosi del disordine. Lei concreta ed io sognatrice. Superselettiva nelle relazioni lei,più malleabile io. Entrambe severissime con noi stesse e di una sincerità spasmodica, a volte violenta, dolorosa, lacerante. Senza filtri. Per questo motivo, esigentissime nei rapporti con gli altri:talebane dell’amicizia, intransigenti ad oltranza, abbiamo sulla pelle e nel cuore, tante cicatrici come medaglie del nostre battaglie, delle quali andiamo orgogliose.

Gilda ed io, nate per vivere il bianco ed il nero dell’esistenza..senza le nuances del grigio. Incapaci di compromessi. Indomabili leonesse. Condannate per così dire, ad una solitudine esistenziale   colmata da risposte disuguali. Tempra d’acciaio lei, di carbonio, la mia.

Credo politico totalmente differente, ma unite nella diversità. Percorsi di crescita interiore dissimili, eppure vicinissimi, come un Giano bifronte.

Si, Gilda ed io siamo agli antipodi in tutto ma i nostri estremi, per una insolita alchimia, si toccano, si uniscono e fanno fiorire un rapporto speciale, che si riassume in una frase nucleo..

“Gilda c’è”.

Lei, che se incasinata, trova comunque un momento per farsi vedere o chiamare. Gilda che… non devi chiedere né spiegare. Capisce al volo senza aver studiato psicologia:senza filtri, ti fa piangere come una fontana, ma sai che, ha ragione al 100%. E non se la tira. Gilda che riesce a guardare alla realtà con una concretezza maschile ed una fede incrollabile. Pugno di ferro in guanto di velluto. Donna che non si nega, che sa essere presenza affidabile, senza farsi turbo menate o seghe mentali. Una corazzata Potionkin dal cuore di fiordilatte.  

 

Ci frequentiamo, ci sentiamo spesso, usciamo a cena o per maxi gelati con cazzeggio gratuito incluso;si, quel tipo di gossiping bonario, gradevole, appartenente alla tipologia “Radiosuoceraanch’io” sui 105.05, che consente alle mascelle ed alla lingua femminile di non accumulare mai un microgrammo di adipe o cellulite, visto gli allenamenti da maratoneta, ai quali, le sottoponiamo; “baguatelles” che non fanno male a nessuno né suonano come critica sarcastica o pungente. Un tout à fait leger désir de vivre.

Gilda ed io abbiamo il dono di saperci prendere in giro con un umorismo sottile, divertente. Mai sguaiato o crasso. Il suo, pure colto ed erudito. Ci divertiamo a sorridere di noi stesse,e di tanto in tanto, ridacchiamo degli stereotipi di certe nostre comuni conoscenze,ma senza malizia..

E le risate sgorgano così crystal clear , così argentine : ci si diverte con poco.

Io e Gilda… insegnanti alle scuole medie. Incontro casuale tra una supplente di vecchia data ed una new entry di ruolo, proveniente da un’attività altra, rispetto all’insegnamento. Esperienze esistenziali diametralmente opposte. Entrambe comicamente depresse, poiché schiacciate, dal nostro addestrare pueri al “what’s your name?” o “the pen is on the table”, dopo annosi percorsi universitari… concorsi, aggiornamenti e via dicendo. Si, noi le prof che hanno ispirato Zelig.

 

Io e lei, milleuriste da strapazzo! Entrambe alla canna del gas con rianimazione a base di Sali e melissa, ogniqualvolta pensiamo alle montagne di papiri che ci tocca compilare, al posto di svolgere il nostro lavoro di docenti. Si, Do-rocrati; docenti-burocrati… per la compilazione di inutili fogli di carta che nessuno mai leggerà. Penso a quanti aeroplanini ci farei..

Ogni tanto le dico: “Ehi Gilda, la “Maristar”, suona così bene per un battello a vapore a Timbuctu o per un pedalò nel Mar dei Sargassi… che ne dici? Ce la spediamo?!”  

Ci becchiamo alla grande perché siamo agli antipodi in tutto. Di fatto ce la spassiamo. Ed io le sono grata delle ore serene che mi regala. Il diavolo, io, e l’acqua santa, lei. Entrambe dotate di quella rarissima dote di franchezza oltre misura, da tiratori scelti. Picosecondo di riflessione e poi… una scarica di pallettoni su noi stesse,le nostre scelte, il mondo, la vita.

 

Come nei brani della Ginsburg ove l’autrice analizza le polarità respingenti con suo marito, parimenti mi accade con Gilda.

Io e Gilda: a volte personaggi usciti dalla penna di Moravia o Montanelli, altre come allegri Marcovaldi del quotidiano.

“ehi, dai Mari, raggiungimi al Quadriportico!”

 questa cosa, si, l’invito dell’ultimo minuto..

Mi prega di fare un po’ di tam-tam. Accontentata e parte una raffica di 60 sms.

Che “beota”che sono..ancora non conosco del tutto Gilda.Si, la storiella del niente di che…

Ore 17.30 arrivo al Quadriportico e che scopro?

Gremito fino all’inverosimile, con parterre delle grandi occasioni. Rappresentanze della carta stampata tutte presenti e schierate, come bravi soldatini; arrivo finale di una serie di personaggi che se bazzichi in città, riconosci subito, a cominciare dal primo cittadino, quel giorno in veste di “amico” di amici comuni.

E la Befana? Si, Gilda intendo..

Vestita da urlo, a fare PR. Si muove leggera come una libellula, cinguettando come un usignolo.

Come se organizzare incontri simili, fosse per lei una banale quotidianità.

 

La serata inizia con una serie di canzoni tratte dal repertorio di Carole King e James Taylor interpretate in modo magistrale dal gruppo “Greenwich.” Tema: l’amicizia.

Musicalità da 10 e lode e lacrima finale di commozione. Silenzio in sala e… voilà, come dal cappello del Bianconiglio di Alice, si materializza il regista Emmanuel Exitu. Introduce il documentario che di lì a poco verrà proiettato. Per chi non conoscesse, Emmanuel Exitu è il Vincitore della Palma d’oro a Cannes, nel 2008, settore documentary nonché Vincitore del premio Spike Lee. La sua opera  “Greater” è stata segnalata persino al palazzo dell’Onu..

Ecco, Gilda, progetta “cosucce” siffatte…

Approntare una rappresentazione di tale portata, non è cosa da poco: “Greater –defeating Aids”, è davvero un cortometraggio fantastico sulla realtà africana colpita dallAids. Dovrebbe essere una proiezione-must nelle scuole.

Segue un breve dibattito, denso di contenuti, di quelli che lasciano il segno per migliaia di riflessioni per i mesi a venire.

E per finire, una bella cena in piedi.

Declino l’invito… Non so perché ma a volte mi sento a disagio tra la gente, specie se non conosco le persone.

La location è davvero curata..credo sarà tutto gradevole e di ottima qualità. Io me ne scivolo via, non prima di essermi incontrata con il regista. Non si sa mai,ne potrebbero nascere dei momenti di collaborazione ad usum puerorum.

Ah! Gilda Gilda delle meraviglie!