Mariagrazia Bondioli

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Archive for the ‘Uncategorized’

Visitiamo un piccolo caseificio camuno:Agriturismo Belotti

agosto 11, 2011 By: mariagrazia Category: Uncategorized

“Silvia,da dove proviene il latte?” “Dal supermercato maestra…”

Sembra una battuta ed invece sono le parole di una bimbetta di sette anni alla sua amata docente.

Dopo averci riso un pochetto,perché effettivamente la risposta della piccola, suona come una gran bella battuta,mi sono soffermata ad analizzare l’enunciato,così esplicito nella sua semplicità.

I nostri bambini, specie i più piccini, quella che noi docenti chiamiamo “ la 1st NTG” (Native thouroughlyTechnological Generation)”,sono in grado di accedere alla rete, di “chattare, surfare,mailare,facebookkare,I-poddare, I-phonare” ..si insomma di usare gli strumenti più avanzati che il progresso ci ha messo a disposizione,ma ignorano i più remoti e semplici gesti quotidiani dell’uomo.

Non conoscono il sapore bello e gustoso che certe fatiche d’antan comportano.

Ecco allora una proposta veloce per le maestre del primo ciclo della scuola dell’obbligo. Idea che può essere valida anche per gruppi di famiglie con bambini piccini .Una bella gita sulle nostre montagne camune con visita ad un’ azienda produttrice di latticini.

L’agriturismo Belotti sito a Villa Da legno ( Temù) propone una percorso guidato, all’interno del proprio piccolo, ma grazioso, caseificio.

La struttura può ospitare 25 - 30 persone, quindi una intera classe di alunni, ma è disponibile ad accogliere anche gruppi meno numerosi, non legati al mondo della scuola .

Ai bimbi viene presentata la struttura dell’agriturismo e spiegato quali prodotti vi si elaborino.

Inizialmente i bambini vengono dapprima portati a “far conoscenza”con le mucche,produttrici del latte che essi maneggeranno; ne vedranno la mungitura ed in seguito, saranno accompagnati al caseificio, ove parteciperanno alle prime fasi della lavorazione del latte:tale processo dura 20-30 minuti circa.

Successivamente,dal momento che serve più di mezz’ora di riposo,affinché il caglio possa lavorare a dovere,Alda ed Angelo, i gestori, offrono a tutti uno spuntino delizioso a base dei prodotti del loro agriturismo.

I piccoli tornano all’opera nel caseificio,raccogliendo la cagliata che suddivideranno in contenitori ed ad ognuno verrà dato altresì un contenitore “mignon”,per il proprio formaggino personale, da portare a casa e da mostrare a mamma e papà.

Il costo è di 5 euro a persona,merenda inclusa.

Per date ed orari è sufficiente mettersi in contatto direttamente con i gestori.

Per maggiori informazioni rivolgersi a:

Agriturismo Belotti Villa Da legno (Temù)

belotti@agriturismobelotti.it

DONNE

giugno 10, 2011 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Dio non ti dà le persone che vuoi; Lui ti dà le persone di cui hai bisogno…

           
            per aiutarti, per ferirti, per lasciarti, per amarti
           
            e per farti diventare la persona che eri destinata ad essere.
                             
            Un difetto nelle donne?……

                  Le donne hanno forze che sorprendono gli uomini………

                  sopportano fatiche e portano fardelli,

                    ma comprendono la felicità, l’amore e la gioia.

                  Sorridono quando vogliono urlare.

                  Cantano quando vogliono piangere.

                  Piangono quando sono felici.

                  e ridono quando sono nervose.

                  Combattono per quello in cui credono…

                    si ribellano all’ingiustizia.

                    Non accettano un “no” come risposta

                  quando credono che ci sia una soluzione migliore.

                  Rinunciano per far avere di più alla famiglia.

                  Vanno dal dottore con un’amica spaventata.

                  Amano incondizionatamente.

                  Piangono quando i loro figli vincono

                    e festeggiano quando i loro amici ricevono premi.

                  Sono felici quando sentono parlare

                  di una nascita o di un matrimonio.

                    I loro cuori si spezzano quando muore un amico.

                  Stanno in lutto per la perdita di un membro della famiglia

                    ma sono forti quando pensano che non sia rimasta più forza.

                  Sanno che un abbraccio ed un bacio

                    possono curare un cuore spezzato.

                  Di donne ce ne sono di tutte le forme, misure e colori.

                  Guideranno, voleranno, cammineranno, correranno

                  o ti invieranno e-mail per mostrarti quanto tengano a te.

                    Il cuore di una donna è ciò che continua a far girare il mondo.

                  Portano gioia, speranza e amore.

                  Hanno compassione ed idee.

                  Danno supporto morale alla famiglia e agli amici.

                    Le donne hanno cose vitali da dire

                    e tutto da dare.

Grazie Sonia..come vedi ho pubblicato volentieri il tuo brano.Lo trovo davvero bello e veritiero nella sua semplicità! Cristallino e saggio!

Eccomi a rapporto!

giugno 05, 2011 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Poco tempo fa una collega mi ha inviato un breve power point via mail,gesto che ho molto apprezzato. Ciò che questa persona di certo ignorava, è che, le parole contenute in quel brano, collimavano alla perfezione, con quelle che da mesi uso, e che mi hanno consentito di traghettare me stessa, parzialmente indenne, attraverso un anno scolastico che definire Horribilis è  mero eufemismo…

Quando di dice la casualità degli eventi! Alcuni dei miei lettori ed un ristrettissimo gruppo di amici cittadini, sono a conoscenza dei problemi, piombati come inaspettate meteoriti dal dicembre scorso, nella mia quotidianità, inficiandola a tal punto, da minare anche il mio stato di salute fisico: ripetuti eventi che mi hanno catapultato in una situazione kafkiana ed irreale. Momenti lavorativi difficili,giorni nei quali ho sperimentato sulla mia pella sia la  falsità, la maldicenza (accompagnata da minacce più o meno velate), da parte di certi individui, sia la tendenza a pararsi il deretano, da parte di altri! Questa esperienza mi ha insegnato molto:un profondo disincanto ed una nuova mindfulness… Al mio fianco, nei giorni più neri, ho trovato il sostegno di  uno stuolo di ragazzini, tra gli 11 ed i 12 anni-a dimostrazione, che le mie scelte di vita sono corrette ed alla fine, pagano -  E parecchi genitori. Alcuni decisamente speciali! Di  quanto alcuni di loro siano unici, me ne sono resa conto  ieri, ricevendo un inaspettato bigliettino da parte di una mamma di un mio alunno… So che questa persona, così come molte altre mamme, mi legge.  A lei,dunque, dedico questo breve racconto come profondo ringraziamento per ciò che mi ha scritto…E’ stato balsamo sul cuore! Io sono così… e non posso essere diversa da così.

Un sacerdote stava camminando in chiesa verso mezzogiorno e passando dall’altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava;
l’uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano iniziato a
disfarsi. L’uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì.Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a
mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia… si inginocchiava brevemente e quindi usciva.
Il sacerdote, un po’ spaventato, iniziò a
sospettare che si trattasse di un ladro, quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l’uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: “Che fai qui?”
L’uomo gli rispose che lavorava in zona e aveva
mezz’ora libera per il pranzo e approfittava di questo momento per pregare, “Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è un po’ lontana, quindi mi inginocchio e dico: “Signore, sono venuto nuovamente per dirti quanto mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati… non so pregare molto bene, però ti penso tutti i giorni… Beh, Gesù… qui c’è Jim a rapporto”. 

Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando voleva.
Il sacerdote si inginocchiò davanti all’altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore dell’amore e incontrò Gesù.
Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di Jim:
“Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono
felice da quando ti ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati… non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni… Beh, Gesù… eccomi a rapporto!”
Dopo qualche tempo il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui;
lì gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che
tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela.
Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim portò
molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite.  Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l’infermiera e
questa gli disse, mentre Jim ascoltava:
“Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno”. Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo:
“L’infermiera si sbaglia… però lei non può sapere
che tutti i giorni, da quando sono arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si inclina su di me e mi dice: “Sono venuto solo per dirti, Jim, quanto sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati.. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiere, ti penso
ogni giorno…. Beh, Jim… qui c’è GESU’ a rapporto!”
Da oggi, ogni giorno, non possiamo perdere
l’opportunità di dire a Gesù:  “Sono qui a rapporto!” E’ strano come inviamo frasi e barzellette attraverso la posta elettronica…, però quando possiamo inviare
messaggi spirituali, ci pensiamo due volte prima di condividerli con altri. E’ strano come la lussuria cruda, volgare e oscena passa liberamente attraverso il ciberspazio, mentre il parlare pubblicamente di Gesù sia evitato nelle scuole o nell’ambiente di lavoro.
E’ curioso, vero?
Ma ancora più strano è come qualcuno possa essere devoto a Cristo la domenica, ed al tempo stesso essere un cristiano invisibile per il resto della settimana. E’ strano pure se, quando hai terminato di leggere questo messaggio, non Lo invii alle persone della tua rubrica postale
perché non sei sicuro di ciò che ne penseranno.
Di ciò che penseranno di te. E’ curioso, mi preoccupo più di ciò che la gente pensa di me che di ciò che Dio possa pensare di me? Mettiti alla prova… Buona giornata. !!!!

Favola d’amore di Herman Hesse

giugno 03, 2011 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Pubblico il testo di Herman Hesse, che a mio giudizio, è semplicemente splendido.Questo è il racconto che ha ispirato una delle più belle melodie di Eros rRamazzotti, intitolata “Favola”.

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese: “Sei tu l’albero della vita?”. Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt’occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.

E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese:”Sei tu l’albero della vita?”.

Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell’infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come la resina e di miele, ma anche come di bacio di donna.

Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l’ignoto, verso il magicamente prefigurato.

Pictor scorse un uccello sull’erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell’uccello sembrava dotato. Al bell’uccello variopinto egli chiese:”Uccello, dove è dunque la felicità?”

“La felicità?” disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato, “la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli”.

Con queste parole l’uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un’ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo sull’erba, ed ecco: l’ uccello era diventanto un fiore variopinto, le piume si erano trasforma in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l’uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia.

E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po’ si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell’aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.

Ma la nuova farfalla, l’allegra variopinta farfalla –fiore - uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erba e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire.
Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo e la tirò a sé.
Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irraggiarli, nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.

All’improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell’orecchio: “la pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!”.

Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta aveva desiderato essere albero, perchè gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità.

Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l’alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell’azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.

L’albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d’albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste.

Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi correva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sé più di un albero scomparire all’improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori.

Lui invece, l’albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell’aspetto stanco, serio afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere anche tutti i giorni nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell’abbattimento, e perdono ogni bellezza.

Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione. Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l’accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse.

Quando l’albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli e ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perchè era come se il suo stesso sangue gli gridasse: “Ritorna in te! Ricordati in questa ora tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità”. Ed egli ubbidì.

Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell’istante prima che si facesse albero, quell’istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell’uccello che allora aveva riso e dell’albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.

La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell’albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l’albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l’albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L’albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimé, perché si era fatto raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal senso della vita? No, anche allora aveva sentito e presagito, ohimé! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all’albero che era fatto uomo e donna!

Venne volando un uccello, rosso e verde era l’uccello, ardito e bello, mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità.

Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt’uno con l’albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.

Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intrinsito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera trasformazione, perchè da una metà era diventato un tutto, da quell’istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era una “coppia”, aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per terre stava come stella doppia in cielo.

Hermann Hesse

 

Bambini

maggio 10, 2011 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Tra le varie amenità che la vita mi ha riservato negli ultimi tempi, sono inciampata in alcuni adulti di Dostojezkiana memoria, con Q.I. ed educazione, inversamente proporzionali al totale del loro conto in banca… Un Disgustorama epocale, mais il faut s’en faire! C’est la vie et on ne peut pas la changer…

Non ce l’ho con gli adulti “tout court”!

Sto tuttavia sviluppando una fortissima allergia, nei confronti di quei ”grandi”, parvenus, omuncoli piccoli e mediocri; arrampicatori sociali boriosi, che grazie ad una serie di fortuite coincidenze della vita, sono riusciti a scalare qualche milioneuro, ritenendosi pertanto dei nuovi divini Mr. Murdoch…

Purtroppo il danaro non consente di acquistare l’intelligenza al 3×2 e nemmeno  il savoir faire di  un vero gentleman…  la classe n’est pas d’eau!!

E le persone zotiche, “grezze” nascono e “bifolche” restano, anche se si ricoprono di abiti firmati, se si circondano di esponenti della politica ( che la classe di trombaroli e tromboni, corrotti, ora al Governo, te la raccomando proprio!!), o si ingioiellano con rolex d’oro e catenone 24 carati.

Mio padre, che era un uomo semplice, al servizio degli “ultimi”, era, tuttavia, una persona di cultura, di solito mi rammentava: “Meglio essere signori, senza essere ricchi; che ricchi, senza essere signori!”.. Ed aveva come sempre ragione. Da lui ho mutuato questa visione.. Da lui ho ereditato questa intolleranza  a certi modi di porsi degli adulti, a volte ahimé, pure genitori!

Ci sono cose che, nel mio andare per la vita non accetto,non tollero  proprio. Cose che mi fanno imbufalire e riescono a farmi perdere il lume della razionalità. Una di queste è permettersi di usare termini inappropriati, minacciosi, per ciò che attiene il mio rapporto con i ragazzi.

Tutti i miei amici del blog e dei social network, conoscono la mia strenua, costante battaglia, in difesa dei bambini.. Di ogni ceto, razza, religione. Senza alcuna distinzione. I bambini sono da difendere … “a prescindere”… Senza “se” e senza “ma”!!

Perchè i bambini sono bambini, e sono il sorriso di Dio al mondo. Perchè ogni volta che guardi un bambino, ci vedi dentro l’infinito, il futuro, la speranza.

A nessuno di noi è concesso di vivere la propria giornata serenamente, finchè sulla faccia della Terra ci sarà un bambino che soffre o che piange! A nessuno!

Per cui occhio… GIU’ LE MANI DAI BAMBINI…ed occhio a sparare cazzate sulla mia persona, che li difende!

Essendo fautrice convinta della non-violenza e della libertà d’espressione di ognuno, ma mal sopportando alcuni “sassolini” che ho da mesi nelle scarpe… ecco dedico a certe persone, che mi hanno offeso ed umiliato ingiustamente, attaccandomi dal lato professionale, senza avere la benchè minima cognizione di ciò che stessero dicendo, la seguente poesia.

E’ il MIO CREDO! E ne sono fiera ed orgogliosa.

E poichè faccio del buonumore un caro compagno di viaggio… mi ripeto che IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ VARIO… ALCUNE VOLTE, PURE, AVARIATO!!!

 I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell’ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell’ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell’incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell’approvazione impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell’accettazione e nell’amicizia impara a trovare l’amore nel mondo.

Dorothy Law Nolte