Mariagrazia Bondioli

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Archive for the ‘Uncategorized’

Noi che eravamo bambini negli anni ‘50

settembre 16, 2010 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Questo stralcio non è mio…Girava da tempo in rete.L’ho ritrovato, casualmente ieri, mentre leggevo alcune bellissime pagine scritte da un caro amico.Sono certa che non se ne avrà a male se copio queste poche righe..Le trovo tanto belle e così vere.Lascio a voi, lettori del blog, l’interpretazione.Si, noi ex-bambini degli anni ‘50..abbiamo davvero sperimentato la serenità della semplicità!

Se eri un bambino negli anni ‘50

… come hai fatto a sopravvivere?

1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…

2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.

3.-Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.

4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.

5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco e le nostre ginocchia erano sempre sbucciate per le cadute

6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale e mangiavamo la frutta sugli alberi senza lavarla.

7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni Ci costruivamo anche quasi tutti i giochi: spade, archi, frecce … Giocavamo sempre alla guerra ed ora siamo pacifisti.

8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto sempre sporchi ed ammaccati.

 9.- La scuola durava fino a mezzoggiorno , arrivavamo a casa per pranzo, facevamo i compiti (incredibile, da soli!), poi fuori!

10.- Ci tagliavamo , ci rompevamo un osso , perdevamo un dente , ma non c’era alcuna denuncia per questi incidenti. la colpa non era di nessuno se non di noi stessi.

11.- Mangiavamo biscotti , pane e burro , bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di soprappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare (ma anche solo pane e non eravamo denutriti)

12.- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.

13.- Non avevamo playstation, nintendo 64, x box, videogiochi , televisione via cavo con 99 canali , videoregistratori , dolby surround , cellulari personali , computers , chatroom su internet … invece avevamo amici.

14.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico , suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era li e uscivamo a giocare.

15.- Si! li fuori!, nel mondo crudele! senza un guardiano! come abbiamo fatto?. facevamo giochi con bastoni e palline da tennis , si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano alcuna delusione che si trasformava in trauma.

16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.

17.- Avevamo libertà , fallimenti , successi , responsabilità ed imparavamo a gestirli. La grande domanda è:come abbiamo fatto a sopravvivere? e, ad essere le persone che siamo ora ?

appartieni a questa generazione? se la risposta è si, allora raccontalo a gente più giovane perché sappiano come eravamo prima………… sicuramente diranno che eravamo dei noiosi, però siamo stati molto felici!!!!!!!!!

 

Le porte del Paradiso

settembre 13, 2010 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a
camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano
qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava
forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un
portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con
blocchi d’oro, al centro della quale s’ innalzava una fontana da cui
sgorgava dell’ acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’ uomo che sorvegliava l’ entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno” rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo, tanto bello? ”
“È il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete! ”
“Puoi entrare e bere a volontà”.
Il guardiano indicò la fontana.
“Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete”
“Mi dispiace molto”, disse il guardiano, “ma qui non è permesso l’ entrata agli animali”.
L’ uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali
giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia
porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da
alberi. All’ ombra di uno di essi, vi era un uomo sdraiato, che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’ uomo fece un cenno con il capo.
“Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’ è una fonte fra quei massi”, disse l’ uomo, indicando il luogo, e aggiunse:
“Potete bere a volontà”.
L’ uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
“Tornate quando volete”, rispose l’ uomo.
“A proposito, come si chiama questo posto? ”
“Cielo”
“Cielo? ma come? … 
Il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là! ”
“Quello non è il cielo, è l’ inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
“Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni! ”
“Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti
quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici… ”

goccia di saggezza

agosto 16, 2010 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede

la mente non può sapere

quello che il cuore sa

l’orecchio non può sentire

quello che il cuore sente

le mani non sanno dare

quello che il cuore da!

L.Jovanotti

Amici, vi regalo una massima della mia amica Lulù:”Il grande cammina con il piccolo..

il mediocre invece, si tiene a distanza”

L’amico

maggio 10, 2010 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Noi due caro amico
siamo come il sole e la luna,
o il mare e la terra.
Noi due,
caro amico,
siamo il sole e la luna,
siamo il mare e la terra.
La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro,
ma di conoscerci l’un l’altro
ed imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è:
il nostro opposto e il nostro complemento…
Hermann Hesse

La coperta

maggio 07, 2010 By: mariagrazia Category: Uncategorized

Questo racconto non è mio..l’ho preso in prestito da “Pensieri in libertà” su Facebook.E’ troppo, troppo bello, per non essere condiviso con i miei amici del blog.Purtroppo la mia vita, in questo periodo mi ha portato ad una aridità di pensieri e produzione letteraria..Mi spiace amici,non riesco più a scrivere!

Di questo,devo “ringraziare” dal profondo del cuore alcune persone,il cui cuore, poco sensibile..suvvia, siamo buoni ed usiamo un eufemismo, non valuta,gli esiti delle proprie parole, atteggiamenti, silenzi e scelte..Ma è la loro natura!Sono così e non possono essere diversi da così.Ed anche nel dolore più grande , io li amo profondamente.Di un amore così sconfinato che loro non potranno mai sperimentare…

Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi “perché?”. Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.
Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s’incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: “Per la notte copriti con questa!”, e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell’alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: “Figliolo, smetti di tormentarti per nulla”.
“Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla?” rispose Ghior stupito e rattristato.
“Figliolo - riprese la donna - smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi”.
Ghior non capiva. Cos’era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte… ed era anche la risposta ai suoi perché?
Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione: “La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta! Ma…come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita?”.
Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior.
“Guarda figliolo - disse mostrandogli un lato della coperta - cosa vedi?”
“Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista”.
“Ora guarda l’altro lato: cosa vedi?”.
“Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere”.
“Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall’altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA UN PO’ DI FEDE e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po’ cosa sta realizzando Dio su di te… un disegno bellissimo!”