Quando si arriva a Canouan, dopo un viaggio che definire avventuroso, risulta un eufemismo; dopo essere sopravvissuti ad un Island hopping su un trabiccolo volante, appena uscito dal Museo dei Flinstones, che, lì per lì, ti sembra una goliardata carnevalesca, ed invece scopri appartenere per davvero ad una compagnia aerea - alla Grenadines Airlines - altisonante definizione per una compagnia di bandiera che sinceramente sembra uscita da un fumetto di Carlo e Alice… ti rendi conto che la magia intravista dai finestrini… aveva anche un altro lato, come ogni medaglia che si rispetti. Ecco, una volta constatato che le budella e il tuo stomaco hanno ripreso la loro posizione originaria, che il tuo colorito è passato dal verde-cacca di neonato al giallo-limone con striature grigiastre - colorito tipico del turista italiano dopo 365 giorni di intenso lavoro - che Santa Maria dei freni ti ha protetto e sei ancora tutto integro, che il catorcio sul quale hai viaggiato, sebbene sia andato contro ogni legge fisica e gravitazionale, è atterrato senza crash, che la tua valigia è con te, come la coperta di Linus… in quel momento, sebbene ti senta un “survived”, pur di entrare in una camera con doccia saresti disposto a vendera l’anima al diavolo.
Alcuni amici del blog mi hanno di recente fatto notare una apparente stonatura in un mio articolo sull’isola di Canouan, ove, descrivendo un piccolo paradiso terrestre, chiudevo le mie riflessioni con la frase … “Canouan racchiude tutto il meglio e tutto il peggio dell’umanità”, senza oggettivamente evidenziare i lati negativi della mia esperienza laggiù. Mi è difficile ripercorrere certi trascorsi, emotivamente, laceranti, recuperando i difetti di un paese, che per me, non è dissimile dall’Eden. Tuttavia per dovere di cronaca, nel caso qualche amico si decidesse ad effettuare tale trasvolata, credo sia opportuno mettere in luce anche le dissonanze.
Premetto che Canouan ha rappresentato per mesi la certezza di un cambio epocale d’esistenza:isola della quale mi sono innamorata a prima vista, isola per la quale ho perso la testa. Quegli amori che non si possono spiegare. Nascono e fioriscono dentro di noi.
A seguito di una divertente vacanza, ho lavorato ad un progetto umanitario appoggiato dalla referente isolana di “Save the children”; un programma, nato per pura casualità e concomitanza di eventi. Ho dato per scontato di avere dalla mia parte un paio di persone, in Italia, che grazie alla loro competenza tecnico - professionale, avrebbero potuto fornirmi gli strumenti per la declinazione dei presupposti teorico-metodologici, al fine di aiutarmi a traghettare oltreoceano questa bozza … ma le cose non vanno mai come credi, canta Giorgia…
E così a Natale sono partita ,ben conscia di portare un lavoro incompleto, ben strutturato sul piano metodologico e realizzativo, ma raffazzonato dal punto di vista psicopedagogico. Il tutto è stato globalmente accettato. Laddove il progetto mostrava alcuni lati deboli, mi sono stati posti alcuni “paletti”, che non ho accettato e così.. temporaneamente il tutto è in stand-by.
Purtroppo o per fortuna, dipende dall’ottica con la quale si guarda agli eventi, esistono ancora persone che non mercanteggiano la propria etica e non si lasciano piegare dalla forza ammaliatrice del denaro e dei potenti.
Colgo l’occasione di questo articolo per ringraziare dal profondo del cuore Michela,Enrico e Sergio che, caparbiamente mi hanno sostenuto e mi hanno supportato “senza se e senza ma”, regalandomi il loro tempo, i loro weekends, la loro fantasia, consentendomi di strutturare lo scheletro del progetto. Sono loro grata, inoltre per la disponibilità che avrebbero dimostrato, rinunciando alle proprie ferie, seguendomi, gratis et amore Dei, al di là dell’oceano, in un Campus estivo per bambini, molti dei quali affetti da HIV.
Mi ero ripromessa di riprendere certi aspetti deprecabili di canouan, una volta sul posto. Le carenze di un paese,possono essere capite ed analizzate meglio, se vissute sul campo, alla luce di un inquadramento psicosociale a 360.° Così non è stato.
“Canouan racchiude tutto il meglio e tutto il peggio dell’umanità”
Micro-isola dell’arcipelago delle Grenadine, Canouan vive una dicotomia dissacrante e sconvolgente.
Paradiso terrestre inviolato, fino ad una quindicina di anni fa,era stato per secoli, luogo incontaminato dalla civiltà occidentale. I nativi creoli vi vivevano allo “stato di natura”. Una esistenza lenta, sonnolenta ma affascinante, modello “Laguna blu”ove il trascorrere del tempo era scandito dai ritmi della pesca,del vociare dei bambini sulle spiagge,dal rumore intenso dell’infrangersi delle onde contro il reef, dal sorgere di un sole rovente che ruba l’ombra e da tramonti variopinti usciti dai quadri di Monet.
Piccola lingua di terra racchiusa tra l’Oceano Atlantico ed il Mar Caraibico, a solo 20 minuti di volo dal Venezuela, Canouan è la penultima di 350 perle disseminate in un mare di smeraldo fuso.
Anni fa, sull’onda della scoperta di Moustique, Union Island, Béquia e Saint Lucia, da parte delle rock star internazionali, approdarono, anche a Canouan ,alcuni avventurieri multimiliardari, che, forti del loro denaro a fiumi, “presero in affitto” dal Governo di Saint Vincent, per circa 100 anni, una parte dell’isola. Ovviamente la più bella e lussureggiante. Quella che dà accesso diretto al reef e dispone di spiaggia di polvere di corallo e konks. Non esistono categorie verbali per poter tratteggiare una tale meraviglia. Una esplosione di colori indescrivibile:centinai di tonalità di verdi, aranci, gialli, rossi da far impallidire i quadri di Van Gogh.Un golfo di una perfezione geometrica ambientale, stupefacente, una Baia che si apre a perfetto semicerchio sul mare, dominata da una collina tropicale, sinuosa, che discende dolcemente sull’arenile.
Non ci fu tempo ne modo per i nativi di opporsi allo stravolgimento della loro patria, a questa forma di colonizzazione indolore, “camuffata” da business turistico-edile. Crociata benefica che avrebbe apportato progresso e benessere ai indigeni.
In quattro e quattr’otto, la gente di Canouan si ritrovò con un Resort mega-galattico, 5 stelle gran lusso, con Spa, direttamente costruita su palafitte e “villette” nazional-popolari da 34 milioni di dollari”, immerse nel verde più intenso di uno strepitoso sottobosco equatoriale, Casinò, Golf club da sballo, boutique delle più famose griffes mondiali, la più grande piscina dei Caraibi. Cominciò ad essere frequentato non solo dal jet-set artistico ed imprenditoriale ma soprattutto da quello dell’alta finanza monegasca, russa e giapponese. Le imprese appaltatrici, con la presenza di numerosi italiani, costruirono un micro aeroporto, perché i miliardari ci potessero arrivare più agevolmente con i loro “giocattolini a motore”.
E nessuno, credetemi, nessuno di noi, riesce ad immaginare con quali vettori privati viaggino i miliardari… quelli veri! Non come il nostro squattrinato ottavo nano.
Questa località divenne così, esclusivissima meta di attori, attrici e Paperon dè Paperoni di ogni genere, alla ricerca di relax e totale privacy di gran lusso. L’ingresso al Resort venne successivamente vietato ai comuni mortali,e così pure l’accesso alla baia. Non fu impresa difficile. La selezione della clientela avvenne sulla base di disponibilità economiche, che dovevano essere faraoniche. Poi si iniziò la costruzione delle ville. Manovalanza nera o creola,maestranze straniere.
Canouan, che era un angolo di paradiso naturale,venne trasformata in Paradisissimo. Non mi esprimo dal punto di vista architettonico. Ve lo lascio immaginare. Ammiro gli americani, come popolazione in genere. Li trovo simpatici e divertenti. Riconosco loro tuttavia una dote innata:quella del cattivo gusto e quella pessima abitudine di “copiare” modelli già pre-esistenti. Un mix di kitch abitualmente stemperato nell’eccesso. Questo modello è stato esportato anche sull’isoletta di Canouan. Non critico, credo piuttosto che questa esigenza di possedere “l’issimo” in ogni cosa, sia una forma di psicocompensazione del fatto che manchino di “storia”. Si una forma di riscatto.
Peccato che nelle “varianti apportate al piano regolatore di Canouan”… i ricconi americani e singaporesi … si siano dimenticati del restante 90% dell’isola.
Già chissà perché il nero… continua a disturbare la vista.
Nel Resort, il bianco profumato e sfavillante della pelle ingioiellata, fasciata nella seta, abita le ville… mentre il nero luccicante di sudore,continua ad occhieggiare nelle gigantesche proprietà, con in mano rastrelli, cesoie o scope. Se fortunati profumano di fritto, perché impiegati come cuochi. Rivisitazione moderna di Via col Vento o della Capanna dello zio Tom.
Fin qui nulla da stupirsi… è la legge del ricco e del povero:alcuni sempre più ricchi ed altri sempre più poveri. Con buona pace del sogno di Dio, di Zanotelliana memoria.
Se per puro caso, un turista non approda al Resort, ove tutto è studiato perché la permanenza sia l’apoteosi della perfezione e nemmeno il minimo sguardo possa essere “disturbato” da visioni poco edificanti o idilliache.. ma più banalmente sbarca al Tamarind Beach Hotel, e decide di fare una passeggiata sull’isola, scopre cose raccapriccianti.
Orripilanti perché convivono, fianco a fianco, con l’opulenza più crassa, senza che quest’ultima si dia pena di intervenire.
A Canouan si vive sulla propria pelle, il fluire di miliardi di dollari ed in contemporanea si constata una povertà della popolazione, per certi versi, sconvolgente.
Partiamo dalla cosa più banale ma scioccante… I due hotel dell’isola, sono dotati di impianto di desalinizzazione dell’acqua. Al Tamarind, dove l’intelligenza è di casa, e nulla è eccessivo, vi sono inviti a non sprecare questo bene prezioso.
Nel resto dell’isola, l’acqua potabile è un sogno. Le famiglie “facoltose” dei nativi, cioè coloro che vantano almeno un parente al servizio del Resort, dispongono tutt’al più di una bella cisterna di plastica o lamiera ove viene accumulata l’acqua piovana. Con buona pace di ogni criterio di igiene.
I ragazzini e molte donne si lavano vestiti nel caldo mar Caraibico. Ho provato a fare questa esperienza a Glossy Bay… E’ molto gradevole, se poi, ci si può sciacquare con una doccia vera e corroborante. Altrimenti, il sale, si annida ovunque e ci si gratta come Winnie-the-Pooh contro le palme da cocco..
Nella Baia del Resort le maxi ville sonnecchiano tra la verzura di una vegetazione strepitosa mentre le dimore degli indigeni, abbarbicate qua e là, mutano di dimensione con il variare del numero di persone impiegate al Resort o al Tamarind.
Una normocasa, seppur graziosa e coloratissima, ha le dimensioni delle nostre casette per gli attrezzi da giardino. In compenso vi dormono almeno dieci persone. In modo piuttosto promiscuo. Non sono riuscita a capire come riescano a starci tutti… mi è sorto il dubbio che facciano i turni o dormano in piedi come i cavalli! Dopo aver toccato con mano certe realtà, mi sono convinta che le leggi fisiche sono solo una opinione. Osservando quelle casupole, modello favelas, mi è tornata in mente una celebre scenetta di Giorgio Gaber, “il signor G” e quelle amare vignette di Fiombo in “Nero da morire”, edizione Terre di mezzo.
Mentre gli hotel sono dotati di elettricità, il paese solo parzialmente è raggiunto dall’energia elettrica. Ed il “redditometro” dei nativi, si misura dal numero di cavi elettrici che passano sopra l’abitato. Non ci sono negozi o boutique nel paese. Solo alcune stanzette fatiscenti, dai nomi altisonanti come l’”Hollywood Planet store”, adibite a fantomatici ipermercati, con qualche decina di cibo in scatola, appoggiate per terra e vecchi fondi di magazzino inviati come abbigliamento dagli americani. Vezzose cosucce che da noi verrebbero scartate persino in occasione della pesca rionale o dai centri di smistamento caritas. In compenso, ovunque si trova Coca Cola, bottiglie di birra e di rum, patatine e snack americani. Costano molto meno dell’acqua. E se ti dai d’attorno e sei un po’ vispo… trovi polvere di “maria” a fiumi, per la gioia di Bob Marley, se fosse ancora in vita. Al centro del paese, di fronte alla postazione di polizia e alla banca, uniche strutture davvero graziose e ben curate ,che casualità…,vi è un piccolo mercato di frutta e verdura. E’ il ritrovo di tutta la gente del paese, principalmente dei ragazzi e degli uomini disoccupati. Si possono acquistare alcuni cd taroccati di musica “soca”, un ritmo quasi tribale che riempie il cervello dalla mattina alla sera, ed alcune vecchie tee-shirts con i colori della Giamaica, e cocco, mango e papaia di ogni genere.
Le merci, invece, per chi se lo può permettere, arrivano via mare, al venerdì, con il battello “Barracuda”, una volta ogni settimana.
E’ lo stesso battello che, arrivando al mattino, scarica merci, e nel pomeriggio riparte con un carico umano di lavoratori per Saint Vincent, l’isola capitale delle Grenadine. Lavorare a SV, corrisponde ad aver trovato l’Eldorado.
Lo stipendio medio di un lavoratore del Resort, quindi, benestante, si aggira intorno agli 80-100 dollari mensili. Peccato che una bottiglia di acqua minerale ne costi 6!
Canouan non ha una gran rete stradale:una carrozzabile decorosa ed asfaltata che va dall’aeroporto al Resort,ma senza passare attraverso le parti poco “nobili” del villaggio. Così i turisti distratti non vedono e non sanno.
Il resto sono viuzze piccole e sconnese, in terra battuta.
Non c’è ne farmacia né ospedale a Canouan,se stai male..il faut s’en faire!
In compenso, in caso di necessità, dal Resort può partire o atterrare un velivolo perfettamente equipaggiato con destinazione Saint Vincent o Saint Lucia.
Per dirla tristemente alla Catalano “meglio essere ricchi che poveri!”
Da poco è stato istituito un piccolo presidio paramedico, non quotidiano, almeno c’è una speranza di curare il mal di denti o per avere un antibiotico “cura-tutto”.
Sono le donne principalmente il motore lavorativo dell’isola: ad esse non è dato gran valore in quanto esseri umani;il loro ruolo non è riconosciuto. Servono principalmente come “strumento” di divertimento maschile, come macchine riproduttrici e come animaletti da soma. Spesso vivono sulla loro pelle forme di violenza incredibile, soprattutto quando i loro compagni tornano a casa la sera ubriachi. Il che accade quasi ogni giorno. Essendo altissimo il tasso di disoccupazione maschile, bassa la motivazione ad un miglioramento del proprio tenore di vita,minime le aspettative di vita e molto accessibile il prezzo degli alcolici o superalcolici… l’alcolismo è diffuso così come l’uso di sostanze stupefacenti. Con tutto lo strascico di dolore, che tali dipendenze comportano sulle donne e sui bambini.
Non esiste un concetto di famiglia ben radicato,si può parlare più di legami relazionali modello clan o tribù. Le persone, quasi tutte imparentate tra loro, si pigliano e si lasciano, con estrema facilità, trasferendosi da una baracca all’altra con la prole al seguito, quando una storia affettiva termina. Le figure genitoriali sono un riferimento effimero, dal punto di vista educativo, poiché i genitori stessi mancano di riferimenti precisi essi stessi. Come dicevo all’inizio, si potrebbe definire “un modello esistenziale allo stato di natura”. Inoltre, essendo molti canouani, emigrati in cerca di lavoro, su altre isole e non avendo avuto l’opportunità di maturare un codice di educazione all’affettività,che dia un valore consapevole e non solo ludico, al gesto sessuale ,il tasso di malati da HIV è alto, così come la sieropositività. Su questo modello, ove l’importante è sopravvivere, crescono le nuove generazioni.
Anche nell’educazione si riflette la dicotomia canouana:esistono 2 strutture. Una scuola, pseudo montessoriana, per i figli dei manager del Resort, esteriormente graziosa con pochi alunni, ben selezionati.
Al centro del paese, di fronte al Tamarind, vi è un enorme vecchio fabbricato cadente, circondato da un enorme pratone:è la scuola per tutti gli altri bambini dell’isola, più di 200. La scuola non ha acqua corrente né servizi igienici, di conseguenza lo standard sanitario, è quello che si può immaginare. Consta di un solo grande stanzone, diviso in classi da semplici lavagne che fungono da interparete. I bambini, numerosissimi, frequentano delle multi classi. Non servono diplomi per diventare insegnanti:è un mestiere talmente mal retribuito che le donne preferiscono essere impiegate come colf nelle ville. Il livello di professionalità e competenza metodologica è dunque, pressoché inesistente. Non c’è da stupirsi se il livello di alfabetizzazione sia basso. In quanto insegnante, stendo un pietoso velo su metodi,approcci e strumenti in vigore. Riesco tuttavia a meravigliarmi di come gli esseri umani, riescano a compiere piccoli miracoli didattici, dal nulla.
Non vi è obbligo di frequenza, così molte mamme non portano i figli a scuola, o ve li portano in ritardo o a singhiozzo. Andamento lento, di tipo africano. L’apparato educativo, se misurato secondo i nostri canoni europei,fa acqua da tutte le parti, ma i bambini sono allegri e gioiosi. Di una gaiezza contagiosa. Hanno pochissimi materiale sul quale lavorare, ma sono felici.