let’s give peace another chance!


Prega senza sosta colui che unisce la preghiera ai necessari impegni e gli impegni alla preghiera.
Soltanto così possiamo mettere in pratica il precetto “Pregate sempre” (1Ts5,17): se consideriamo tutta l’esistenza cristiana come un unica grande preghiera, della quale ciò che siamo abituati a chiamare preghiera è solo una parte.
Origene, La preghiera 12,2
La nostra preghiera resterà sempre una lotta per giungere ed amare di più e meglio chi vive accanto a noi, giorno dopo giorno.
Enzo Bianchi: “Perchè pregare, come pregare”.

Ho letto da qualche parte
Che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:
possono volare
solo rimanendo abbracciati.
A volte nei momenti di confidenza
Oso pensare, Signore,
che anche Tu abbia un’ala soltanto,
l’altra la tieni nascosta…
forse per farmi capire
che Tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita,
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora a librarmi con Te…
Vivere è stendere l’ala,
l’unica ala
con la fiducia di chi sa
di avere nel volo
un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con te, Signore:
tu mi hai dato il compito
di abbracciare anche il fratello,
e di aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò,
per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi;
non farmi più passare
indifferente davanti al fratello che è rimasto con l’ala,
l’unica ala…
soprattutto per questo fratello sfortunato
dammi, o Signore,
un’ala di riserva!
(don Tonino Bello)
Recentemente, con mio grande stupore, ho scoperto che parecchie persone, e tra queste, numerosi operatori addetti ad agenzie di tipo socio-educativo, ignorano l’esistenza, sul territorio bresciano, del Centro d’Ascolto diocesano della Vicaria Ovest sito in Via don Vender, 31, il quale, congiuntamente al Polo di “Porta Aperta” ed al “Centro Migranti”, cerca di rispondere alle urgenze sociali della città di Brescia.
Ho avuto la netta percezione che la realtà del Centro d’Ascolto, venga percepita come l’opera di un “anonimo gruppuscolo” di anziani pensionati.
Essendo una delle fondatrici, vedrò di riassumere la significatività del Centro d’Ascolto in questo articolo che mi auguro venga letto da numerose persone, copiato e fatto girare di sito in sito. Sono certa che i lettori del mio blog non siano a conoscenza di un dato significativo: il più che decennale lavoro del Centro d’Ascolto è stato così rilevante per la nostra cittadinanza, che il Comune di Brescia ha ritenuto di premiarlo, insignendolo di un importante riconoscimento, nell’ambito del “Premio Bulloni”.
LA NOSTRA STORIA IN BREVE
La trentesima Zona della Diocesi Bresciana, nel maggio 1996, attraverso i rappresentanti delle 12 parrocchie dell’Oltremella, costituì una Associazione, denominandola “Centro d’Ascolto e di Solidarietà”, con l’intenzione di far fronte alle problematiche che via via emergevano dal contesto sociale dei vari quartieri, situazioni che, la Caritas Diocesana Centrale non riusciva a gestire agevolmente, mancando di “agenzie” locali sul territorio.
I volontari che oggi svolgono le funzioni di “operatori dell’ascolto”, vennero formati da psicologi incaricati dalla Caritas Centrale Diocesana, della quale siamo a tutt’oggi una sezione staccata.
Al C.d.A si possono rivolgere tutte le persone che si trovano in difficoltà, siano esse straniere o italiane. Esso integra ed amplia la laboriosità delle Caritas parrocchiali, collaborando nel contempo alla rilevazione dei bisogni sociali e delle possibili risorse presenti sul territorio. In questa struttura operano, a turno, Volontari provenienti da tutta la Vicaria Ovest.
Dopo lunghe vicissitudini e traslochi, il C.d.A ha trovato la sua collocazione finale, in Via don Vender 31, presso la Parrocchia di Santo Spirito, nei locali che furono di Don Giacomo Vender.
Partito in sordina, come micro-realtà solidale, oggi è diventato luogo di incontro, di crescita personale oltre che d’aiuto solidale: vi si sono rivolte più di 3500 persone, solo nell’ultimo periodo. Uomini e donne di ogni età, estrazione sociale, credo religioso o politico, concittadini, connazionali, extracomunitari appartenenti a più di 50 diverse nazionalità, hanno affidato agli operatori di questa struttura i loro piccoli, grandi problemi. Lavoro, ricerca di una casa, tossicodipendenza, prostituzione, etilismo, carcere, disagio mentale e fisico, fame, sono le tematiche più ricorrenti.
Ci si fa carico, anche, di soddisfare “bisogni” semplici e quotidiani, quali il reperimento di abiti, mobilio, corredini, sistemazioni notturne d’urgenza, latte in polvere, pannolini etc.
Coloro che approdano da noi, hanno generalmente già bussato a molte porte. Sono spesso senza speranza e sfiduciati. Ogni operatore sa, che la chiave del proprio agire, sta nella capacità di far sentire queste persone, accolte, capite, accettate ed amate. Senza limite di tempo. Solo così, si instaura e cresce, un rapporto di fiducia e di conoscenza reciproca. Chi opera in questa struttura, si interessa, in primis, a 360° della “persona” ed in seguito, di tutte le sue problematicità. Attraverso ripetuti ascolti, vengono vagliate le possibili opzioni per risolvere i problemi.
Per le criticità più complesse, i casi più delicati, il Direttivo degli Operatori del Centro, si ritrova settimanalmente. In questa riunione si analizza in dettaglio il caso, le scelte fino a quel momento effettuate. I responsabili del Direttivo, mantengono il raccordo con le istituzioni preposte e presenti sul territorio e tenendo i contatti con diversi organismi (le istituzioni, i servizi pubblici comunali e circoscrizionali, gli Ospedali, le Associazioni Private Specializzate per i diversi disagi, le Istituzioni Diocesane e Religiose, la Mensa Menni, il Centro Migranti, Il Centro di Porta Aperta, il Movimento per la vita, Casa Bétel, il centro di Solidarietà della C.O., la Fondazione Casa Ospitale, il Centro di raccolta del Violino, il centro Ottavo giorno, la Fondazione Folonari, etc), nonché indirizzando le persone ed istruendole nelle pratiche d’accesso.
Per quanto attiene alla ricerca di un posto di lavoro, il Centro ha collaborato e collabora, a titolo totalmente gratuito, con alcune aziende, fornendo alle stesse personale referenziato. Parimenti, aiuta le famiglie nell’individuazione di personale competente e onesto, da inserire come colf, badanti, baby-sitter, infermiere. Per fare tutto ciò vi è bisogno di un sottile lavoro di “screening”, capacità d’ascolto, di osservazione, di analisi delle diverse esigenze e situazioni. Le limitate risorse con le quali il C.d.A. si trova ad operare, in rapporto alle richieste, derivano dai contributi elargiti dalle parrocchie, da alcune Associazioni o Gruppi.
I quindici Volontari del Centro affinano le loro competenze sia attraverso una quotidiana condivisione della propria esperienza sul campo che frequentando incontri organizzati dalla Caritas centrale. Sono svariate le storie che si raccolgono affettuosamente in questo crogiuolo di umanità indigente: raccontano vissuti caratterizzati da un difficilissimo passato, dall’angoscia del presente e dall’incertezza del futuro, che a volte non avrà altra speranza, se non il nostro semplice “ascolto”.
Il “Centro” è un bene e un patrimonio di tutti!!!
Associazione “Centro di Ascolto “
Zona Diocesana Brescia Ovest
Via don Vender 31
25127 Brescia - Tel.030 -37 32 404
Orario di apertura:
lunedì -martedì - mercoledì dalle 15.00 alle 18.00
venerdì dalle 14.00 alle 17.00

Emergenza freddo, c’est quoi?
L’Emergenza freddo è un servizio di accoglienza invernale, istituito per i numerosi “clochards”, che difficilmente sopravvivrebbero alle inclemenze del periodo gelido. Da tempo il Comune di Brescia, avvalendosi dell’appoggio di una rete di volontari, fornisce i locali per l’alloggio di un nutrito gruppo di senza -fissa - dimora.
Tale attività è stata gestita per anni dai volontari della Croce Rossa Italiana, del Gruppo ”Volontari del Sebino” per approdare infine alla Cooperativa “Il Calabrone”.
In questa stagione 2009-2010, il servizio dispone di una trentina di posti letto, che gli utenti devono prenotare,essendo l’entrata nominale. Per motivi di sicurezza, agli operatori del turno notturno, non è consentito accettare un numero di persone superiore a quello concordato tra i responsabili del Comune e della Cooperativa.
Il biglietto fornito è valido per una settimana ma è rinnovabile: si garantisce così facendo, una certa “turnazione” ed un “monitoraggio” della situazione. L’attribuzione dei biglietti è una fase estremamente delicata e, sovente, motivo di attriti, poiché per ogni ticket erogato, un gruppo di clochards resta escluso, e deve quindi dormire all’addiaccio.
L’ospitalità dell’Emergenza Freddo maschile, inizia verso la prima decade di novembre e termina alla terza settimana di aprile.
L’iniziativa mobilita in contemporanea un sottobosco di volontari provenienti dalle Caritas parrocchiali, dai Gruppi Missionari e dal Centro d’Ascolto Zonale della Vicaria Ovest. A turno, una piccola foresta silenziosa di persone di “buona volontà”, piccole laboriose formichine, si organizzano per portare pasti caldi agli ospiti della Struttura,ora sita in Via Rose.
L’esperienza promossa dal Centro d’Ascolto di cui faccio parte, ha lasciato in me un segno indelebile. Nel cuore e nella mente. Abituata com’ ero ad una pacifica,rituale, quasi sonnolenta attività di Ascolto, ormai più che decennale, sempre in mezzo alle miserie umane “degli inutili della storia”, per dirla alla Zanotelli, avevo appreso ad osservare l’ indigenza, con discreto distacco razionale. Non per mancanza di cuore,ma per questioni di sopravvivenza psicoemotiva di operatrice. Un conto è parlare, ragionare di povertà e maturare il modus agendi d’intervento. Si, saper accogliere la disperazione altrui e traghettarla.
Il tutto, vissuto con prospettiva indiretta. Diverso è, sperimentare sulla pelle, bypassando quella fulminea onda emotiva tubo-catodica, che ci ha ormai abituato a macinare sensibilità e passioni, nel giro di pochi secondi.
Fredda serata invernale. Improvviso, “Ordine di servizio”, causa malattia di un operatore, mio collega. E’ sabato sera.Uno di quei fine settimana pre-natalizi, nei quali ti godi l’accogliente atmosfera casalinga, mentre fuori in gelo penetra fino al midollo.Ma tant’è.Partenza per l’Emergenza freddo con un gruppo di adolescenti al seguito. Vengo improvvisamente catapultata in una realtà sconosciuta e destabilizzante.
“Indovina chi viene a cena?” ”Metti una sera a cena per una semplice operatrice inesperta… all’Emergenza Freddo!”
Se Sidney Poitier aveva lasciato basiti gli ignari Spenser Tracy e Katharine Hepburn, Americani benpensanti, solo per il colore della pelle, immaginate il mio turbamento, nel realizzare de visu, e tangibilmente, che la povertà, abita tra noi quotidianamente ma ha per lo più, le sembianze del vicino di casa, del Monsieur Travet della porta accanto.
Le persone che si rivolgono all’Emergenza Freddo, infatti, non riproducono il cliché dei “Miserables”, nessun sordido M. Thénardier. Nessun Ipotetico stereotipo del clochard sudicio, lacero e mendico. E’ vero che, tra gli ospiti dell’Emergenza freddo, vi sono alcuni casi di tossici o di alcolisti ancora in fase attiva, ed ovviamente, il loro modo di porsi, che farebbe impallidire Lina Sotis, è strettamente correlato al loro profondo stato di “disagio”esistenziale.
Ciò che, appare invece incredibile, è che, la stragrande maggioranza degli assistiti, sembri appena uscito da una pagina dell’ abituale vissuto quotidiano: persone, uomini, che potrebbero tranquillamente confondersi con il nostro vicino di condominio, o con il collega della fabbrica o con il tizio che ritroviamo ai giardini quando portiamo a passeggiare il cane…
Li chiamiamo SFD,mutuando la definizione dal francese. Già, da quel grande attore di Coluche, che fondò in Francia nei lontani anni 60, la catena dei “Restos du coeur”. Senza fissa dimora, barboni, clochards, o più semplicemente, gli invisibili… Comunque li chiami, sono esseri umani fragili,sovente travolti dalla casualità degli eventi o da una fatalità matrigna, che “non guarda tanto per il sottile”, e ti fa perdere casa, lavoro e affetti,in un batter di ciglia. Individui per i quali , lo stato sociale si è dimostrato ancora una volta latitante o quantomeno sordo alle richieste d’aiuto. No productive, no help! Modello Americano, pre-Obama.
L’Emergenza Freddo accoglie una trentina di clochards, per alcuni mesi invernali. Ma quanti sono in realtà, i nuovi accattoni, quelli che con dispregio, chiamiamo “barboni”? Possibile che nel nuovo millennio, in una società evoluta come la nostra,nella ricca Lombardia formigoniana, esistano sacche di siffatta povertà? Mi preme sottolineare che fino ad un paio di anni fa, l’80% degli ospiti, era italiano!
Si mettano il cuore in pace gli nostri amici della Lega… Sono davvero pochi gli ospiti che, provenendo da lontani paesi oltreconfine,si sono nel tempo, accalcati ai portoni della Struttura d’accoglienza , per rubare il posto ai nativi italiani.E’ proprio la presenza di numerosi italiani, che accende nel mio cuore un turbinio di domande a sfondo etico!
In fondo, basterebbe così poco: una goccia di fratellanza, come diceva Madre Teresa, e, si darebbe origine a quell’oceano di carità e solidarietà, nel quale affogare queste miserie umane. Tutti matite nelle mani di Dio, ma troppe volte, spuntate.
Guardavo gli adolescenti che insieme a me distribuivano minestrone e panini, con una certa comprensibile ritrosia. Eppure, pensavo tra me e me, dobbiamo vivere il cambiamento che vogliamo vedere negli altri. Osservavo, i clochards, accettare i nostri semplici doni - per loro provvidenziali - con silenziosa gratitudine e sincero rispetto. Addentavano con voracità il loro pasto frugale; nell’ambiente aleggiava un clima di serenità e cordialità che mi ha sorpreso. Il Con-dividere quel nulla, era motivo di festa per tutti. Si, ci con-fondevamo. Si liquefacevano i ruoli, tra chi dava e chi riceveva.Bella la polisemia del verbo con-fondere..si presta a molteplici chiavi di lettura.Proprio come quella serata dicembrina.
Abbiamo ripartito in 25 parti un pandoro: giusto un bocconcino per ciascuno, ma anche questo è stato motivo di sorriso, per un dono, insperato, inatteso ma profondamente gradito. Lo zucchero a velo, come neve profumata. Un pensiero intrusivo mi ha richiamato Saint -Exupéry ed il suo concetto del “sécret des petites choses”, nel romanzo Vol de nuit.
Faceva davvero freddo quella sera. Parecchi gradi sotto zero: avevamo da poco ultimato la distribuzione della cena e stavamo salutando i Volontari del turno di notte, quando all’improvviso sono arrivati sul portone, due ragazzi. Non c’era più nulla da mangiare, il thè caldo dei thermos, era terminato; non c’era posto per ospitarli… che strano, mi è sembrato di rivivere un déjà-vu di evangelica memoria. 2008 anni post-Cristum. Come aveva ragione Giovan Battista Vico, con la teoria dei corsi e ricorsi della storia!
L’Emergenza freddo non è un hotel a 5 stelle, ti ripara però, dai rigori del freddo e del cuore; regala calore, almeno quanto, la famosa stalla con la mangiatoia. Anche se non disponi di bue ed asinello! Con tutta la semplicità di cui erano capaci, i volontari, hanno estratto dal baule della loro auto, due vecchi plaid logori, e li hanno consegnati a quei due ragazzi, che, messi insieme, difficilmente raggiungevano il mezzo secolo d’età. Quest’ultimi hanno ringraziato con un sorriso, bello bello,dolce, e, senza protestare, si sono allontanati nel gelo della sera.
Dormiranno sotto un ponte? O in un cartone? Arriveranno a domani mattina?
Padre,anche loro sono preziosi figli tuoi, fai che trovino aperta la stazione..
Mi si è chiuso lo stomaco ed un senso di nausea mi ha percorso da capo a piedi:era furore,dato dalla consapevolezza di essere inerme di fronte alla situazione. Mutatis mutandis.
Già, ma come? Sono risalita lentamente in auto, ritornando in breve tempo,al piacevole tepore di casa mia. Tutto mi sembrava fuori posto, stonato e stridente. Non sono riuscita a cenare: il pensiero era là, con quei due ragazzi, che si erano allontanati nella notte e dei quali non ho più saputo nulla.
