aprile 12, 2009
By: mariagrazia
Category: tempo libero

Strane, insolite, queste giornate di riposo pasquale. Sono scappata da Brescia a Villadalegno. Lo faccio spesso, negli ultimi tempi.
Allontanarsi dalla città, dal rumore, dalla frenesia; reimpadronirsi delle ore, del mio tempo. Reimpossessarsi di me stessa. Riqualificare sia il cronos che il Kaìros, attraverso gesti ed attività desuete ma pregne di significato vitale. Ricollocare le lancette dell’orologio della vita.
Villa: centocinquanta anime, quando ci sono tutti, ma proprio tutti, cani, gatti, mucche e cavalli inclusi!
Questo è il mio buen ritiro. Lontano dal frastuono, villaggio lillipuziano, arroccato fronte all’Adamello, al Coleazzo, immerso nella quiete e in un silenzio, solo a tratti, interrotto dal festoso scampanio Pasquale o dalla “sgasata” di un quad di passaggio. Non ci sono negozi, vetrine, niente lusso. Tutto qui essenziale ed essenza di vita. Qui ci si saluta anche se non ci si conosce; si sale in compagnia su un trattore per assistere alla messa al Plandevés. Si riscopre il gusto di un idioma, il dialetto camuno, persosi nell’arco degli anni.
Se la caldaia si inceppa, la bombola termina sul più bello della minestra che si stava preparando, se la dispensa è vuota… ecco, basta uscire e chiedere; Angelo e Alda ti regaleranno un piatto di polenta fumante; l’idraulico arriva alle nove di un sabato sera, sotto una nevicata epocale…
La gente è burbera a volte sembra rude, di poche parole, quasi scolpita dall’asperità del clima. Eppure, qui ci si aiuta gli uni gli altri, come in un tacito accordo di mutuo soccorso. Si vive di nulla e con nulla. Il tempo qui ha un altro sapore, un altro colore, un’altra intensità. Qui tutto è fatica e sudore, tutto è salita. Tutto ha un prezzo alto da pagare, a cominciare da un inverno lungo e rigido, che sembra non finire mai… L’ultima nevicata è della settimana scorsa. Si fatica a trovare lavoro. I ragazzi se ne vanno e restano i vecchi … caparbie vestigia di saggezza. Le vecchie case del “centro storico” attorno alla chiesa parrocchiale, il microbar aperto solo d’estate, il cimitero sembrano prodotti dall’azienda delle Polly Pocket. Il silenzio è assordante.
Il profumo della legna bruciata che si mescola all’odore acre delle stalle, l’abbaiare dei cani frammisto al muggito delle vacche, l’allegro vociare di bambini, pervadono i vicoli in saliso, di questo paesino montano abbarbicato sulla roccia e dimenticato dagli uomini, per 340 giorni all’anno… E’ già, Villa si popola nelle 2 settimane di agosto… e gli accenti si mescolano.
Villa ha un cuore grande, pulsante, vitale: ti spinge a tornare ogni settimana. Ti entra nelle vene, come lo Zahir o come il Mistral delle marais camarguaises. Villa diventa l’amata che neccessiti incontrare e della quale non sei mai sazio… Esigenza di un’esperienza esistenziale diversa che solo là si fa, possibile. Conosco i sentieri attorno al paese eppure ogni volta che li percorro ne rimango affascinata… “la terra è piena di paradiso e ogni roveto arde di Dio, ma solo colui che vede, si toglie le scarpe; gli altri si siedono intorno e colgono mirtilli” - diceva ElizabethBarrett Browning.
In questo periodo pasquale, di ripensamento interiore, di sofferenza personale, di difficoltà relazionale, quando la tristezza sembrava ergersi come muro tra due giardini, passeggiando per i sentieri dalignesi, ho sentito rieccheggiare al bordo di un sogno blu, che vorrei poter trasformare in realtà, le parole di Larry Norman “… two roads diverged in the middle of my life, I heard a wise man say. I took the road less traveled by and that’s made the difference every night and every day”