Emergenza freddo: c’est quoi?

Emergenza freddo, c’est quoi?
L’Emergenza freddo è un servizio di accoglienza invernale, istituito per i numerosi “clochards”, che difficilmente sopravvivrebbero alle inclemenze del periodo gelido. Da tempo il Comune di Brescia, avvalendosi dell’appoggio di una rete di volontari, fornisce i locali per l’alloggio di un nutrito gruppo di senza -fissa - dimora.
Tale attività è stata gestita per anni dai volontari della Croce Rossa Italiana, del Gruppo ”Volontari del Sebino” per approdare infine alla Cooperativa “Il Calabrone”.
In questa stagione 2009-2010, il servizio dispone di una trentina di posti letto, che gli utenti devono prenotare,essendo l’entrata nominale. Per motivi di sicurezza, agli operatori del turno notturno, non è consentito accettare un numero di persone superiore a quello concordato tra i responsabili del Comune e della Cooperativa.
Il biglietto fornito è valido per una settimana ma è rinnovabile: si garantisce così facendo, una certa “turnazione” ed un “monitoraggio” della situazione. L’attribuzione dei biglietti è una fase estremamente delicata e, sovente, motivo di attriti, poiché per ogni ticket erogato, un gruppo di clochards resta escluso, e deve quindi dormire all’addiaccio.
L’ospitalità dell’Emergenza Freddo maschile, inizia verso la prima decade di novembre e termina alla terza settimana di aprile.
L’iniziativa mobilita in contemporanea un sottobosco di volontari provenienti dalle Caritas parrocchiali, dai Gruppi Missionari e dal Centro d’Ascolto Zonale della Vicaria Ovest. A turno, una piccola foresta silenziosa di persone di “buona volontà”, piccole laboriose formichine, si organizzano per portare pasti caldi agli ospiti della Struttura,ora sita in Via Rose.
L’esperienza promossa dal Centro d’Ascolto di cui faccio parte, ha lasciato in me un segno indelebile. Nel cuore e nella mente. Abituata com’ ero ad una pacifica,rituale, quasi sonnolenta attività di Ascolto, ormai più che decennale, sempre in mezzo alle miserie umane “degli inutili della storia”, per dirla alla Zanotelli, avevo appreso ad osservare l’ indigenza, con discreto distacco razionale. Non per mancanza di cuore,ma per questioni di sopravvivenza psicoemotiva di operatrice. Un conto è parlare, ragionare di povertà e maturare il modus agendi d’intervento. Si, saper accogliere la disperazione altrui e traghettarla.
Il tutto, vissuto con prospettiva indiretta. Diverso è, sperimentare sulla pelle, bypassando quella fulminea onda emotiva tubo-catodica, che ci ha ormai abituato a macinare sensibilità e passioni, nel giro di pochi secondi.
Fredda serata invernale. Improvviso, “Ordine di servizio”, causa malattia di un operatore, mio collega. E’ sabato sera.Uno di quei fine settimana pre-natalizi, nei quali ti godi l’accogliente atmosfera casalinga, mentre fuori in gelo penetra fino al midollo.Ma tant’è.Partenza per l’Emergenza freddo con un gruppo di adolescenti al seguito. Vengo improvvisamente catapultata in una realtà sconosciuta e destabilizzante.
“Indovina chi viene a cena?” ”Metti una sera a cena per una semplice operatrice inesperta… all’Emergenza Freddo!”
Se Sidney Poitier aveva lasciato basiti gli ignari Spenser Tracy e Katharine Hepburn, Americani benpensanti, solo per il colore della pelle, immaginate il mio turbamento, nel realizzare de visu, e tangibilmente, che la povertà, abita tra noi quotidianamente ma ha per lo più, le sembianze del vicino di casa, del Monsieur Travet della porta accanto.
Le persone che si rivolgono all’Emergenza Freddo, infatti, non riproducono il cliché dei “Miserables”, nessun sordido M. Thénardier. Nessun Ipotetico stereotipo del clochard sudicio, lacero e mendico. E’ vero che, tra gli ospiti dell’Emergenza freddo, vi sono alcuni casi di tossici o di alcolisti ancora in fase attiva, ed ovviamente, il loro modo di porsi, che farebbe impallidire Lina Sotis, è strettamente correlato al loro profondo stato di “disagio”esistenziale.
Ciò che, appare invece incredibile, è che, la stragrande maggioranza degli assistiti, sembri appena uscito da una pagina dell’ abituale vissuto quotidiano: persone, uomini, che potrebbero tranquillamente confondersi con il nostro vicino di condominio, o con il collega della fabbrica o con il tizio che ritroviamo ai giardini quando portiamo a passeggiare il cane…
Li chiamiamo SFD,mutuando la definizione dal francese. Già, da quel grande attore di Coluche, che fondò in Francia nei lontani anni 60, la catena dei “Restos du coeur”. Senza fissa dimora, barboni, clochards, o più semplicemente, gli invisibili… Comunque li chiami, sono esseri umani fragili,sovente travolti dalla casualità degli eventi o da una fatalità matrigna, che “non guarda tanto per il sottile”, e ti fa perdere casa, lavoro e affetti,in un batter di ciglia. Individui per i quali , lo stato sociale si è dimostrato ancora una volta latitante o quantomeno sordo alle richieste d’aiuto. No productive, no help! Modello Americano, pre-Obama.
L’Emergenza Freddo accoglie una trentina di clochards, per alcuni mesi invernali. Ma quanti sono in realtà, i nuovi accattoni, quelli che con dispregio, chiamiamo “barboni”? Possibile che nel nuovo millennio, in una società evoluta come la nostra,nella ricca Lombardia formigoniana, esistano sacche di siffatta povertà? Mi preme sottolineare che fino ad un paio di anni fa, l’80% degli ospiti, era italiano!
Si mettano il cuore in pace gli nostri amici della Lega… Sono davvero pochi gli ospiti che, provenendo da lontani paesi oltreconfine,si sono nel tempo, accalcati ai portoni della Struttura d’accoglienza , per rubare il posto ai nativi italiani.E’ proprio la presenza di numerosi italiani, che accende nel mio cuore un turbinio di domande a sfondo etico!
In fondo, basterebbe così poco: una goccia di fratellanza, come diceva Madre Teresa, e, si darebbe origine a quell’oceano di carità e solidarietà, nel quale affogare queste miserie umane. Tutti matite nelle mani di Dio, ma troppe volte, spuntate.
Guardavo gli adolescenti che insieme a me distribuivano minestrone e panini, con una certa comprensibile ritrosia. Eppure, pensavo tra me e me, dobbiamo vivere il cambiamento che vogliamo vedere negli altri. Osservavo, i clochards, accettare i nostri semplici doni - per loro provvidenziali - con silenziosa gratitudine e sincero rispetto. Addentavano con voracità il loro pasto frugale; nell’ambiente aleggiava un clima di serenità e cordialità che mi ha sorpreso. Il Con-dividere quel nulla, era motivo di festa per tutti. Si, ci con-fondevamo. Si liquefacevano i ruoli, tra chi dava e chi riceveva.Bella la polisemia del verbo con-fondere..si presta a molteplici chiavi di lettura.Proprio come quella serata dicembrina.
Abbiamo ripartito in 25 parti un pandoro: giusto un bocconcino per ciascuno, ma anche questo è stato motivo di sorriso, per un dono, insperato, inatteso ma profondamente gradito. Lo zucchero a velo, come neve profumata. Un pensiero intrusivo mi ha richiamato Saint -Exupéry ed il suo concetto del “sécret des petites choses”, nel romanzo Vol de nuit.
Faceva davvero freddo quella sera. Parecchi gradi sotto zero: avevamo da poco ultimato la distribuzione della cena e stavamo salutando i Volontari del turno di notte, quando all’improvviso sono arrivati sul portone, due ragazzi. Non c’era più nulla da mangiare, il thè caldo dei thermos, era terminato; non c’era posto per ospitarli… che strano, mi è sembrato di rivivere un déjà-vu di evangelica memoria. 2008 anni post-Cristum. Come aveva ragione Giovan Battista Vico, con la teoria dei corsi e ricorsi della storia!
L’Emergenza freddo non è un hotel a 5 stelle, ti ripara però, dai rigori del freddo e del cuore; regala calore, almeno quanto, la famosa stalla con la mangiatoia. Anche se non disponi di bue ed asinello! Con tutta la semplicità di cui erano capaci, i volontari, hanno estratto dal baule della loro auto, due vecchi plaid logori, e li hanno consegnati a quei due ragazzi, che, messi insieme, difficilmente raggiungevano il mezzo secolo d’età. Quest’ultimi hanno ringraziato con un sorriso, bello bello,dolce, e, senza protestare, si sono allontanati nel gelo della sera.
Dormiranno sotto un ponte? O in un cartone? Arriveranno a domani mattina?
Padre,anche loro sono preziosi figli tuoi, fai che trovino aperta la stazione..
Mi si è chiuso lo stomaco ed un senso di nausea mi ha percorso da capo a piedi:era furore,dato dalla consapevolezza di essere inerme di fronte alla situazione. Mutatis mutandis.
Già, ma come? Sono risalita lentamente in auto, ritornando in breve tempo,al piacevole tepore di casa mia. Tutto mi sembrava fuori posto, stonato e stridente. Non sono riuscita a cenare: il pensiero era là, con quei due ragazzi, che si erano allontanati nella notte e dei quali non ho più saputo nulla.

