giugno 04, 2009
By: mariagrazia
Category: letteratura
A Gilda che non voleva finire sul blog…

Metti una serata interessante, assolutamente inimmaginabile. Esattamente ciò che fa per me: adoro l’ inaspettato, l’inatteso, si insomma, l’imprevedibile. Ed in particolare le sorprese, attraverso le quali, riassaporo il colore della vita ,nel suo delinearsi quotidiano da ottovolante. La tediosa calendarizzazione degli eventi o la programmazione a lungo termine della realtà, mi dà l’idea di un film d’essai, di un grigio Monsieur Travet da reparto geriatrico. Noia mortale e monotonia mortifera di binari esistenziali arrugginiti, che depauperano l’esistenza delle sue sfumature, annacquando il gusto dell’imprevu.
Che ci posso fare? Se dovessi rinascere, di certo sarei una bottiglia di Idrolitina…
Ebbene si, sono come uno yogurt Actimel… ho scadenze ravvicinatissime, per dirla alla Lenri.
La mia vecchia amica Gilda, non si chiama veramente “Gilda”; questo appellativo è frutto della mia fantasia,ma essendo una donna speciale… desidero tutelarla nell’anonimato. Si, Gilda è davvero leggendaria e mi conosce come le sue tasche. Anche meglio!
Sa quanto ami gli incontri culturali, le mostre, i concerti o il teatro e contemporaneamente ha appreso, che, vuoi per pigrizia, vuoi per ritrosia, esco poco o malvolentieri. Negli ultimi anni, faccio vita claustrale. Così quando organizza eventi, si ricorda di me e mi ci trascina. Ha ormai imparato che,io borbotto, ma i suoi inviti, sono cose che mi fanno strapiacere.
Lei è così, sembra sottotono, diafana, l’incedere impalpabile, come se camminasse a mezzo metro sopra l’esistenza di tutti noi, poveri mortali. Una leggerezza dell’essere di Kunderiana memoria. Classe e sobria raffinatezza da esportare Oltralpe, da regalare anche a Madame Carlà.
Così poco consapevole della sua eleganza nel portamento, da farla sembrare persino impostata. Perfetta in ogni situazione. Mai una piccola sbavatura..
Metà Jacqueline Bouvier Kennedy e metà Chanel, semplicità signorile.
Italian style di donna che appare come acquarello ma è dotata interiormente della forza materica di un Gaugin:creatura vulcanica e culturalmente poliedrica.
Taglio corto, castano ad illuminare due grandi occhi d’ebano, in un ovale dai lineamenti leggermente marcati dal taglio greco. Carnagione d’alabastro. Eterea e flessuosa nel suo metro e settanta.
Gilda delle sorprese:vengo invitata per un “documentario a sfondo benefico”: penso… cosuccia da oratorio! Decido di accettare, nonostante il freddo gelido, si incunei impudente e sfrontato fino al midollo e una pioggia deprimente, flagelli una cinerina domenica di fine inverno.
“Uffa, … potevi anche avvisarmi prima..!” “Ma va, dai, Mari, … ti aspetto al Quadriportico”.
Già Gilda ed io. Io e Gilda. Colleghe. Amiche. Sorelle. Strano mélange di rapporto il nostro. A volte Prevertiano, altre, rappresentazione tangibile di certi affreschi di Natalia Ginzburg, come in “Lui ed io”.
Io, la pasta e lei il sugo. Lei, budino ed io caramello. Lei, Bibì ed io, Bibò. Lei, Ginger ed io, Fred.
Lei pensiero ed io azione. Controllata e calibrata lei, esagerata io. Lei riflessiva ed io estemporanea.
Lei precisa, io, apoteosi del disordine. Lei concreta ed io sognatrice. Superselettiva nelle relazioni lei,più malleabile io. Entrambe severissime con noi stesse e di una sincerità spasmodica, a volte violenta, dolorosa, lacerante. Senza filtri. Per questo motivo, esigentissime nei rapporti con gli altri:talebane dell’amicizia, intransigenti ad oltranza, abbiamo sulla pelle e nel cuore, tante cicatrici come medaglie del nostre battaglie, delle quali andiamo orgogliose.
Gilda ed io, nate per vivere il bianco ed il nero dell’esistenza..senza le nuances del grigio. Incapaci di compromessi. Indomabili leonesse. Condannate per così dire, ad una solitudine esistenziale colmata da risposte disuguali. Tempra d’acciaio lei, di carbonio, la mia.
Credo politico totalmente differente, ma unite nella diversità. Percorsi di crescita interiore dissimili, eppure vicinissimi, come un Giano bifronte.
Si, Gilda ed io siamo agli antipodi in tutto ma i nostri estremi, per una insolita alchimia, si toccano, si uniscono e fanno fiorire un rapporto speciale, che si riassume in una frase nucleo..
“Gilda c’è”.
Lei, che se incasinata, trova comunque un momento per farsi vedere o chiamare. Gilda che… non devi chiedere né spiegare. Capisce al volo senza aver studiato psicologia:senza filtri, ti fa piangere come una fontana, ma sai che, ha ragione al 100%. E non se la tira. Gilda che riesce a guardare alla realtà con una concretezza maschile ed una fede incrollabile. Pugno di ferro in guanto di velluto. Donna che non si nega, che sa essere presenza affidabile, senza farsi turbo menate o seghe mentali. Una corazzata Potionkin dal cuore di fiordilatte.
Ci frequentiamo, ci sentiamo spesso, usciamo a cena o per maxi gelati con cazzeggio gratuito incluso;si, quel tipo di gossiping bonario, gradevole, appartenente alla tipologia “Radiosuoceraanch’io” sui 105.05, che consente alle mascelle ed alla lingua femminile di non accumulare mai un microgrammo di adipe o cellulite, visto gli allenamenti da maratoneta, ai quali, le sottoponiamo; “baguatelles” che non fanno male a nessuno né suonano come critica sarcastica o pungente. Un tout à fait leger désir de vivre.
Gilda ed io abbiamo il dono di saperci prendere in giro con un umorismo sottile, divertente. Mai sguaiato o crasso. Il suo, pure colto ed erudito. Ci divertiamo a sorridere di noi stesse,e di tanto in tanto, ridacchiamo degli stereotipi di certe nostre comuni conoscenze,ma senza malizia..
E le risate sgorgano così crystal clear , così argentine : ci si diverte con poco.
Io e Gilda… insegnanti alle scuole medie. Incontro casuale tra una supplente di vecchia data ed una new entry di ruolo, proveniente da un’attività altra, rispetto all’insegnamento. Esperienze esistenziali diametralmente opposte. Entrambe comicamente depresse, poiché schiacciate, dal nostro addestrare pueri al “what’s your name?” o “the pen is on the table”, dopo annosi percorsi universitari… concorsi, aggiornamenti e via dicendo. Si, noi le prof che hanno ispirato Zelig.
Io e lei, milleuriste da strapazzo! Entrambe alla canna del gas con rianimazione a base di Sali e melissa, ogniqualvolta pensiamo alle montagne di papiri che ci tocca compilare, al posto di svolgere il nostro lavoro di docenti. Si, Do-rocrati; docenti-burocrati… per la compilazione di inutili fogli di carta che nessuno mai leggerà. Penso a quanti aeroplanini ci farei..
Ogni tanto le dico: “Ehi Gilda, la “Maristar”, suona così bene per un battello a vapore a Timbuctu o per un pedalò nel Mar dei Sargassi… che ne dici? Ce la spediamo?!”
Ci becchiamo alla grande perché siamo agli antipodi in tutto. Di fatto ce la spassiamo. Ed io le sono grata delle ore serene che mi regala. Il diavolo, io, e l’acqua santa, lei. Entrambe dotate di quella rarissima dote di franchezza oltre misura, da tiratori scelti. Picosecondo di riflessione e poi… una scarica di pallettoni su noi stesse,le nostre scelte, il mondo, la vita.
Come nei brani della Ginsburg ove l’autrice analizza le polarità respingenti con suo marito, parimenti mi accade con Gilda.
Io e Gilda: a volte personaggi usciti dalla penna di Moravia o Montanelli, altre come allegri Marcovaldi del quotidiano.
“ehi, dai Mari, raggiungimi al Quadriportico!”
questa cosa, si, l’invito dell’ultimo minuto..
Mi prega di fare un po’ di tam-tam. Accontentata e parte una raffica di 60 sms.
Che “beota”che sono..ancora non conosco del tutto Gilda.Si, la storiella del niente di che…
Ore 17.30 arrivo al Quadriportico e che scopro?
Gremito fino all’inverosimile, con parterre delle grandi occasioni. Rappresentanze della carta stampata tutte presenti e schierate, come bravi soldatini; arrivo finale di una serie di personaggi che se bazzichi in città, riconosci subito, a cominciare dal primo cittadino, quel giorno in veste di “amico” di amici comuni.
E la Befana? Si, Gilda intendo..
Vestita da urlo, a fare PR. Si muove leggera come una libellula, cinguettando come un usignolo.
Come se organizzare incontri simili, fosse per lei una banale quotidianità.
La serata inizia con una serie di canzoni tratte dal repertorio di Carole King e James Taylor interpretate in modo magistrale dal gruppo “Greenwich.” Tema: l’amicizia.
Musicalità da 10 e lode e lacrima finale di commozione. Silenzio in sala e… voilà, come dal cappello del Bianconiglio di Alice, si materializza il regista Emmanuel Exitu. Introduce il documentario che di lì a poco verrà proiettato. Per chi non conoscesse, Emmanuel Exitu è il Vincitore della Palma d’oro a Cannes, nel 2008, settore documentary nonché Vincitore del premio Spike Lee. La sua opera “Greater” è stata segnalata persino al palazzo dell’Onu..
Ecco, Gilda, progetta “cosucce” siffatte…
Approntare una rappresentazione di tale portata, non è cosa da poco: “Greater –defeating Aids”, è davvero un cortometraggio fantastico sulla realtà africana colpita dallAids. Dovrebbe essere una proiezione-must nelle scuole.
Segue un breve dibattito, denso di contenuti, di quelli che lasciano il segno per migliaia di riflessioni per i mesi a venire.
E per finire, una bella cena in piedi.
Declino l’invito… Non so perché ma a volte mi sento a disagio tra la gente, specie se non conosco le persone.
La location è davvero curata..credo sarà tutto gradevole e di ottima qualità. Io me ne scivolo via, non prima di essermi incontrata con il regista. Non si sa mai,ne potrebbero nascere dei momenti di collaborazione ad usum puerorum.
Ah! Gilda Gilda delle meraviglie!