La rosa di Lorenzo
Alcuni anni fa vicino a casa mia abitava un signore, poco più giovane di mio padre.
Gli ero affezionata. Abitava nel condominio di fronte a casa mia ove si era ricavato uno spazio dal giardino condominiale, che coltivava con ogni ben di Dio. Fiori e frutta. La terra era poco k un fazzoletto, ma c’era veramente l’incredibile… Lui era un uomo semplice semplice, un ex-operaio dell’Ideal Standard ma aveva saggezza da vendere e i suoi occhi emanavano una grandissima tenerezza.
Quell’affetto che ti fa sentire unico ed irripetibile solo con uno sguardo. Faceva un po’ specie poiché era un marcantonio di quasi due metri dai modi molto burberi .Un grande gigante buono!
Anche lui, come me,era un uomo, che si sentiva solo, più che senza amore, credo soffrisse la solitudine che attanaglia le persone nella terza età. Così dedicava tutta la sua giornata, le sue fatiche, il suo sudore a quello scampolino di terra.
Quando l’ho conosciuto era già stato operato di un tumore alla gola e questo gli impediva di parlare correttamente, ne soffriva. Tra me e lui c’era una grande intesa e un grande feeling, un affetto talmente profondo che nessuno di noi due era mai riuscito a spiegarsi.Una sorta di affinità elettiva.Una inspiegabile alchimia. Passavamo ore a discutere di politica. Condividevamo certe tonalità… rosso fuoco che si tingevano di arcobaleno! Suo figlio, un ex- campione del mondo,del quale sono sempre andata orgogliosa e fiera,in certi periodi era molto occupato e così ero stata adottata.
Appena fiorivano le margherite, le dalie,le zinie, i settembrini, gli iris o i giaggioli o i rami di biancospino… ne trovavo alcuni al cancello di casa: sapevo che era lui: passando mi lasciava un dono floreale per la mia cucina. Condividevamo l’amore per la natura.Sia per lui che per me, il verde aveva un gran potere consolatorio. Se mi vedeva triste aveva una parola buona, il tono della voce dolce, come una coccola…
Ancora non si intravedevano i temporali e le tempeste che si sarebbero abbattuti sulla mia esistenza di li a poco.Chiacchieravamo dei miei e dei suoi problemi , della sua e della mia salute, prendendoci gioco della Dama con la falce.
Appena maturavano fragole o lamponi o mirtilli o l’uva, i kiwi, le ciliegie, le amarene.. bhè una manciata era per me. E quei frutti avevano un sapore speciale: quello della fatica e della raccolta amorosa. Ed erano attesi come dono prezioso. Poi arrivava qualche ciuffetto di insalata o i ravanelli. Tutto aveva un gusto unico perché io vedevo Lorenzo, ogni giorno, dalla mattina alla sera curvo su quei 30 metri di terra. L’affetto, che metteva nella coltivazione, era quello di un grande “amante”. A volte sorridevo quando “parlava” con il biancospino o con il lauro. Sopra questo orto-giardino sventolava la bandiera con l’arcobaleno della pace. Ed io sapevo che lui era là, dalla posizione della bandiera. A volte gli portavo della limonata ghiacciata perchè lui non abbandonava le sue piante, mai, mai,nemmeno un giorno all’anno! e a luglio o agosto… si moriva di caldo ed afa.Eppure,lui era così educato da non chiedere.
Il momento più bello era il tempo delle rose… Lui sapeva che adoravo le rose da giardino e le peonie, così una delle prime rose rosse, che fioriva, era per me.
Ma non era un fiore qualsiasi; era una rosa rosso porpora, enorme, con un numero esagerato di petali e a differenza di tutte le altre, sembrava finta. Fatta di velluto. Così bella da restare ad ammirarla a bocca aperta. Il profumo era intenso e penetrante. Ne coglieva solo due: una per sua moglie ed una per me. Ed io mi sentivo fiera della preferenza. I suoi roseti erano fuori dal comune per varietà e colori. Tutto il vicinato glieli invidiava.
I miei ragazzi lo adoravano e appena potevano scappavano da lui perché mentre lavorava, raccontava accadimenti interessanti che li affascinavano. Era bello vedere quell’omone grande e grosso alle prese con fragili piantine e due piccoli puffetti che gli zompettavano intorno. Alighiero lo chiamava “il gigante buono”. Sembrava che Lorenzo fosse come il Pifferaio magico”… attirava i bambini con una dolcezza incredibilmente suadente. I piccoli restavano magicamente abbacinati dalle sue narrazioni.
Poi all’improvviso ha cominciato a dimagrire e a non sentirsi più in forma. Era diminuita la sua permanenza nel magico ” giardino delle chiacchiere”. Analisi e risultati: nuovo tumore. Operazione, chemio e ripresa lenta di una pseudovita. Ancora al lavoro, blandamente in giardino. Ma ogni gesto costava una enorme, spropositata fatica.
Poi un giorno suona al mio campanello… strano, lo faceva raramente.
Così schivo, mi lasciava le cose appese al cancello o infilate nella ringhiera per non disturbare “la dottoressa”.
Lo faccio entrare ed accomodare. Si vergognava sempre perché aveva le mani sporche ed era sudato; a volte quando concimava i fiori e le piantine non è che profumasse di verbena! io l’ho sempre trovato adorabile proprio per quello! Lui non lo ha mai saputo, ma tutti noi lo ammiravamo tantissimo e lo stimavano come nessun altro. Quel giorno, Mi porta un vaso con una talea della famosa rosa rossa…
“la pianti nel suo giardino, al sole così si ricorda di me ogni volte che la vede”.
L’ho fatto, mettendoci un po’ di amore, ma non tutto quello che sapeva metterci lui. La piantina ha attecchito.
La prima rosa, 5 anni fa, l’ho raccolta e l’ho portata a lui e a sua moglie. Si sono commossi.
Lo vedevo sempre più affaticato e sempre più stanco, ma appena poteva, appena se la sentiva, veniva al “nostro giardino”. E quando tornavo da scuola mi sedevo con lui sui tolotti arrugginiti che teneva per l’acqua piovana. Gli facevo un po’ di compagnia e lo ascoltavo raccontarmi del suo passato e della sua salute… Mi piaceva tanto.Non so se sono mai riuscita a trasmettergli tutta la stima che provavo per lui!
Poi gli avvenimenti sono precipitati nel giro di una settimana. L’ultima volta che l’ho visto vivo era un groviglio rantolante di fili e cannette in ospedale… E’ morto dopo poche ore. Non si è accorto che anche all’ ultimo, io c’ero. Ero lì con lui. Lorenzo il gigante buono aveva dovuto arrendersi!
Adesso ogni anno la sua rosa fiorisce… E mi porta il suo ricordo, ed ogni anno le rose aumentano di un bocciolo.
Quest’anno ce ne sono 6.
Nonostante siano passati 5 anni, ogni volta che arrivo a casa, rallento con l’automobile per vedere se mi appare in giardino. E’ più forte di me… La bandiera ha perso il suo colore a causa delle intemperie. Si è anche sbrindellata un po’, ma mantiene tutta la forza del suo messaggio originale.
Adesso l’orto-giardino è diventato un semplice prato inglese ed il cancelletto, che prima era sempre aperto, è chiuso.
Definitivamente, perché Lorenzo ora è il giardiniere degli angeli!
