Mariagrazia Bondioli

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Inglorious bastards

 

Regia di Quentin Tarantino

Con Brad Pitt, Diane Kruger, Christoph Waltz, Eli Roth Mélanie Laurent

Guerra

 

“I’M PUTTING OUT FIRE WITH GASOLINE”

Sto cercando di spegnere il fuoco con la benzina…

 

La canzone di David Bowie, già colonna sonora de “Il bacio della pantera”, interviene in un momento delicato del film: il momento in cui la vendetta sta per essere organizzata e realizzata praticamente.

Ma come tutte le vendette, anche questa avrà conseguenze devastanti, con un prezzo troppo alto da pagare, come al solito. Segno che, per realizzare una vendetta, ci vuole attenzione calcolo e, se vogliamo, anche stile.

Già, ma vendetta di chi, di che cosa?

Siamo durante il secondo conflitto mondiale, nella Francia occupata dai tedeschi.

Vengono narrate due storie parallele che all’infinito si congiungeranno cambiando il corso degli eventi [e della Storia che conosciamo noi]: una giovane, Shoshanna, nel cui passato c’è l’incubo dello sterminio perpetrato dai nazisti ai danni di tutta la sua famiglia, eredita una piccola sala cinematografica sita a Parigi; un manipolo di soldati, scheggia per così dire impazzita del fronte alleato, ha l’hobby di uccidere tutti i nazisti che trova sul suo percorso.

Il punto di raccordo tra queste due storie è l’organizzazione di una première cinematografica da parte della propaganda nazista: le più alte sfere della gerarchia nazista sono invitate a vedere una pellicola celebrativa della virtù tedesca proprio nel piccolo cinema di Shoshanna.

Quale miglior occasione per la protagonista  di avere una rivalsa: annientare in un sol colpo il fulcro di un’ideologia assurda, distruggendo però la sua piccola cineteca e i tesori in essa contenuti.

Quale miglior occasione per Brad Pitt (il capo della “scheggia impazzita”) di arricchire la propria fama con un gesto così eclatante.

Mettendo un cinema al centro della vicenda, Tarantino esprime quella che è la metafora del film: il cinema (arte) è un’illusione; in quel cinema (edificio) si crea l’illusione di poter cambiare il mondo: se questo è lo scopo, è giusto che il cinema edificio e il cinema arte si sacrifichino per una causa giustissima.

A differenza di pellicole precedenti, la violenza presente nel film ha qualche tratto ironico, ma è soprattutto cruda ed esplicita.

Nonostante la violenza, il film cattura, acchiappa, intriga. Unica pecca, i due complotti anti nazisti che non si incontrano mai: Shoshanna e Aldo Raine non lavorano in sinergia.

Sarebbe stato bello vedere il regista alle prese con questa singolare circostanza.

In che modo? Non lo so: io sono uno spettatore rompiballe che è stato abituato bene dai vari PULP FICTION, KILL BILL 1&2, ecc.

Mi chiamo Lenri, non Quentin.

 

P.S.: Riservato ai cinofili. Il film è ricco di citazioni ed autocitazioni. Divertitevi a scovarle.