MOON
Regia di Duncan Jones
Con Sam Rockwell
Fantascienza
Il figlio di David Bowie si cimenta nel cinema con un film dalle grandi pretese, ma che in sostanza perde per strada diverse occasioni.
Sam Bell vive da solo sulla Luna: il suo compito, coadiuvato da un robot molto tecnologico, è di raccogliere quantità di elio trivalente da mandare sulla terra, in quanto importante fonte di energia per il nostro pianeta. E’ tutto eccitato anche perché di lì a due settimane il suo compito si concluderà così che potrà tornare sulla terra ad abbracciare i propri cari.
Forse per l’emozione, forse per altri motivi, Sam inizia ad avere alcune allucinazioni (non adeguatamente sostenute dalla trama) che lo portano a vedere e rendere concreto il suo “doppio”.
Lo spunto, di dickiana memoria, è giocato abbastanza bene: dapprima i due personaggi sono in contrasto (“Il clone sei tu” “No, sei tu”), ma poi capiscono che è più importante allearsi per venire a capo di tutte le verità nascoste.
A poco a poco, infatti, percepiscono di essere all’interno di un meccanismo più grande di loro. Ma per uscire da una serie di cliché, il flm non sfrutta a dovere la potenzialità di un ‘”triplo” e soprattutto rende il robot troppo amico dell’essere umano, facendolo sentimentalmente antropomorfo.
Il finale ha qualcosa di paradossale.
Sembra quasi che non potendo acquistare ulteriore pellicola, il regista debba risolvere, a parole e in pochi secondi, tutto ciò che è stato lasciato in sospeso dalla trama.
Peccato.
