Mariagrazia Bondioli

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RICCIO

IL RICCIO

Con: Arianne Ascaride, Josiane Balasko, Garance Le Guermic,

Togo Iqawa, Wladimir Yordanoff

Regia: Mona Achache

Genere: Commedia drammatica

 

Paloma (anzi, Palomà) è una ragazzina di 11 anni che vive in una famiglia dove il valore principale è l’apparenza. E per mettere in risalto tutto questo “vuoto”, non fa altro che filmare tutti gli aspetti della vita casalinga che ritiene più opportuni.

In questo mono-dialogo con la telecamera, è chiaro che per la ragazzina non ci sia spazio per amicizie con i coetanei. Semmai con gli adulti.

In particolare con la portinaia del palazzo, che incarna lo stereotipo di donna burbera e inaccessibile, ma che sotto quella spessa corazza nasconde una sensibilità senza pari.

Di questa sensibilità è consapevole anche Kakuro-San, neo arrivato nel condominio di Palomà e di Renée (la portinaia, appunto).

La serenità di Kokuro, la sua filosofia di vita, i suoi modi di fare sinceramente equilibrati conquistano rapidamente le due protagoniste. Soprattutto Renée che, dopo quindici anni vissuti nell’angusto microcosmo di quella portineria, vede finalmente una possibilità concreta di ampliare i propri orizzonti.

Il finale? Dipende dai punti di vista.

Prevedibile nelle immagini (ma se la scelta fosse stata diversa, la prevedibilità avrebbe aasunto toni “saccarinosi”) ma non nelle parole, sempre molto importanti.

La pellicola è tratta da un libro (”L’eleganza del riccio”) che, grazie al passaparola, ha fatto una buona vendita.

Film migliore del libro o viceversa? Di solito si dice viceversa.

Io non ho ancora letto il libro ma il film mi è parso comunque ben fatto: i tre protagonisti (soprattutto la portinaia nella scena dal parrucchiere, solo per fare un esempio) danno molto al loro personaggio, così da rendere ancora più verosimile la vicenda. A questo punto mi incuriosisce molto la parola scritta…