Mariagrazia Bondioli

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Sex and the city

SEX AND THE CITY

Regia di Michael Patrick King
Con Sarah Jessica Parker, Kim Catrall, Cynthia Nixon. Kristin Davis, Chris Noth
Genere: Commedia

Pregi e difetti in ordine sparso. Il film è un bel melodramma ‘telefonato’. Sì, ma non con telefoni qulasiasi, bensì con apparecchiature sofisticate e alla moda. L’orrore dei completini anni ‘80 si avverte lungo tutta la pellicola, non solo durante la sfilata di Carrie di fronte alle eterne amiche: i vestiti esibiti nel corso della storia sembravano architetture progettate da reietti del Politecnico di Milano, bocciati all’esame di Stato.

Le fantastiche quattro: per uno strano transfert, all’epoca del telefilm, odiando certo eccesso di apparenza di Carrie, odiavo anche l’attrice. Qui invece si capisce come l’attrice abbia coltivato a tal punto il personaggio e lo abbia saputo rendere reale nel momento tragico del melodramma. Miranda, con pettinature che ricordavano alla lontana Andy dei bluvertigo, appare immersa algidamente nel suo lavoro, e solo alla fine si scioglie in un affetto che farà la differenza nella sua vita. Charlotte continua imperterrita nel suo universo parallelo, venendo ripagata alla fine con l’esaudimento del suo più grande desiderio. Samantha è sempre grottescamente inappagata, ma la presenza delle sue amiche la sostiene a livello morale.

Gli uomini? Sembrerebbero un ‘male’ necessario. Ma quello che più sorprende è il finale. Ci troviamo di fronte ad un prodotto esageratamente griffato, ma, prima di concludere, la voce narrante affronta un discorso relativamente alle etichette: le puoi mettere sui vestiti, su tutto, ma non sulle persone. E che nessuno dimentichi il momento corale prima del “The End”: questo fa la differenza del film rispetto al telefilm.