Mariagrazia Bondioli

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letture dal blog - sms.traditori

1^ PARTE

Raggruppando a casaccio i fogli, Morena, lentamente, si avviò all’archivio dell’ufficio, ravviandosi con un gesto impalpabile della mano, i morbidi capelli méchati; gli occhi erano di un verde profondo come il mare delle Antille. Fasciata nel suo tubino nero e tacco a spillo, emanava un’essenza di sensualità e dolcezza. Lo aveva letto nell’ammirazione silenziosa di Marco, il suo nuovo compagno di lavoro. Ma era stanca, stravolta da numerose notti insonni. Le profonde occhiaie nere, tradivano il pianto del mattino e la sua infelicità: il trucco non mascherava la sofferenza, sebbene lei, si impegnasse parecchio, ogni giorno a camuffare. Un collega, timidamente le si era avvicinato, durante la pausa caffè, chiedendole se necessitasse aiuto. Morena aveva apprezzato quel semplice gesto gentile,scuotendo la testa in segno di diniego.
Il lavoro le era pesato: sentiva di non trovare più stimoli; il suo capo si era nuovamente lamentato con lei. Immotivatamente… nulla che andasse per il verso giusto in quel periodo. Per non pensare ai problemi di casa.
Percepiva, come un improvviso fardello, la sua età anagrafica e la vuotezza di una esistenza, di una quotidianità matrigna, nella quale aveva realizzato di non potersi fidare di nessuno…
Tradita a ripetizione, anche dalle persone che amava di più.
Nell’ultimo mese fatica, dolore, solitudine, come un malefico rito wu-du, le erano penetrate dal derma, via via, fino alle ossa e al midollo, soffocandole l’anima. Aveva cercato aiuto. Ne aveva fatto parola solo con una persona, l’unica degna della sua stima e fiducia:lo aveva disperatamente pregato, silenziosamente, di farsi presenza concreta e non solo virtuale. Aveva sperato di trovarlo ad attenderla fuori dall’ufficio. Inutilmente.
Così troppi file dolenti rimanevano spalancati, troppi pensieri e perché senza risposta, bloccandole la vita, non prima, né oltre il dolore, ma dentro, il dolore stesso. Un gomitolo di problematicità in sospeso. Poteva contare giorni, ore, minuti e secondi, da quando non aveva più sorriso o sperimentato la serenità. Erano passati mesi e mesi da quel lontano 19 marzo. Eppure il tempo non aveva stemperato minimamente la sofferenza e l’amarezza. Da allora si trascinava di giornata in giornata, zombie di se stessa, in una vita che non era più la sua. Attrice di una farsa tragicomica, malgrado lei.
Le era stato rubato senso, colore e profumo, proprio, da chi aveva amato sopra ogni cosa. Le 22.00 del 19 marzo, erano stato il suo Enola Gay. Le radiazioni virtuali di quella lontana mail ,la decisione di lui, di abbandonarla a se stessa,il suo rientrare poco a poco,ma superficialmente ,anaffettivamente nella sua diarietà, non l’avevano freddata istantaneamente.In modo sottile, avevano cominciato a minare il suo io,privandola della sua linfa vitale, riducendola all’ombra di se stessa,come dopo l’assunzione di un farmaco a lento rilascio.
Riponendo i fogli, avvolta in uno scialle di pensieri, Morena, si lasciò cadere pesantemente sulla poltrona dell’ufficio. Aveva la certezza di non essersi mai arresa, di aver dato il meglio di sé stessa, a volte consapevole di negare l’evidenza. Morena rifiutava il linguaggio della resa. Che sciocca…
Morena, sognatrice. Morena della speranza. Morena dell’amore. Morena dei sensi di colpa, della rinuncia e del silenzio. Continuava a stupirsi dell’insensibilità di lui,ma a scusarlo, a difenderlo oltre ogni umana logica. Gli perdonava tutto, sempre e comunque..aprescindere! la sua anaffettività, la sua latitanza e mancanza di concretezza nel rapporto, il suo farsi da parte quando lei lo metteva in discussione.. Sorrideva dei suoi rari funambolismi lessicali, che volevano sembrare affettivi, e della sua incapacità di entrare in relazione profonda con lei.Non aveva mia provato nulla di simile per nessuno in vita sua.Un uomo eterno bambino…
Continuava a farsi bastare il fatto che lui esistesse, prendendolo così come era.Continuando ad apprezzarlo come perla rara, senza che lui avesse mai capito a fondo la profondità di certe movenze dell’animo.Stimandolo per la sua sincerità. Già, lui che l’aveva definita regina di cuori. Lui che le aveva regalato negli anni precedenti un azzurro indelebile.Lui che dapprima c’era stato..”concretamente, fattivamente presente”..Lui che le aveva regalato un’illusione.
Gilda più volte le aveva ripetuto “Morena, Santo Dio, perché ti ostini a non voler capire? Quando una persona tiene a te, anche se subissato dagli impegni… un momento,per incontrarti, da dedicarti per uscire, lo trova.Sa che stai soffrendo da maledetti.. Se non ti regala uno scampolo del suo tempo… è perché non vuole! Non perché non può! Per quanto tempo ti lascerai umiliare così da te stessa?Dove sta il tuo orgoglio di donna? Sei una professionista intelligente , come fai a non capire?Lui è un mago con le parole, ma quando tu hai bisogno della sua presenza concreta..lui non c’è.Ti regala parole, parole, parole..ti tiene sul filo,con le sue doti di affabulatore.Ma se a te, avesse mai tenuto..il tempo per te, per voi,  per la vostra amicizia,per ricostruire il vostro rapporto, lo avrebbe trovato.Non lo ha mai fatto.Narcisista,non perverso, ma di certo un narcisista ben strutturato.Quale amico, sapendoti nel dolore..ti lascia da sola, non ti recupera e non ti aiuta??”

Anche allora, lei lo aveva difeso strenuamente.Trovandogli mille scuse, mille motivi fantalogici, cercandop di far capire a Gilda che, lui era così..a volte strano.Di certo un pò orso.Morena era sicura, che a modo suo, lui le volesse un pò di bene.Gilda avrebbe voluto sapere di più, conoscere meglio..ma Morena, si tricerava dietro silenzi ineludibili.Gilda non riusciva a capire l’identità di questo fantomatico uomo.

Morena e Gilda avevano finito per litigare.Ed alla fine Gilda si era arresa, pregando però Morena di non parlarle più di lui..Era un argomento che la irritava troppo.Non sopportava più di vedere la sofferenza di Morena, senza poterla aiutare.

Povera Gilda sempre così affettuosa con quella amica testarda come un mulo..cieca e sorda, a qualsisasi suggerimento.”Non darmi consigli ,Gilda, so sbagliare anche da me..Ma cerca di capire,questo è il più bell’errore della mia vita!”
Quanti pensieri… Morena sentiva la testa scoppiare.
Il suono del cellulare interruppe la ridda di riflessioni della sua mente. Uno scampanellio dolcissimo, quasi angelico. Un SMS.
ricevere SMS le piaceva da sempre..Si divertiva come i bambini con un giocattolo nuovo.Inforcati i coloratissimi occhiali, si accinse alla lettura quand’ecco, un altro tintinnio. Un ulteriore SMS.
Un guizzo al cuore,e voilà il primo messaggino si apre “…ti va bene se ci vediamo anche oggi, alla stessa pizzeria,  di mercoledì scorso?”
“Pizzeria? Mercoledì scorso?” Qualcosa non tornava…Era di servizio mercoledì scorso, non era andata in pizzeria; non aveva incontrato ..”lui”.

 ”Deve essere la stanchezza. Forse comincio a dimenticare i miei appuntamenti.” rimuginò stizzita Morena.

“Bene, lo richiamerò e mi farò dire qualcosa di questo locale del quale non ricordo nulla..” mormorò la ragazza tra sé e sé… ” forse è la volta buona che ci chiariamo, forse appianiamo un anno di dolore .Chissà, magari riesco a riprendere ciò che mi appartiene e ricominciare a vivere”. Con serena nonchalance, aprì il secondo SMS.
“Scusa, ti ho inviato un messaggio, che non era per te!”
Un profondo senso di vertigine, una raffica di conati di vomito …

Morena si sentì implodere con la stessa violenza, potenza e rapidità di una delle Torri Gemelle.Il tutto in un nanosecondo.
Ma come? Ma se proprio ieri mi aveva detto “Se io mi concedo poco alle persone, questo non ha nulla a che fare con le altre persone. Con il loro valore. Ha solo a che fare con me e con il mio lavoro che è una parte molto importante della mia vita. Morena, sai bene ogni giorno cosa faccio, quindi vedi bene come lo spazio extra-lavoro sia veramente poco, praticamente nulla. E se dopo il lavoro, ho l’allenamento di calcio, che comunque mi serve e mi piace, lo vedi bene che lo spazio di vita si riduce.”
Anche allora Morena aveva cercato di capire.Di trovare una ragione, una logica.Già..lui famoso, iperimpegnato e lei un puntino di nulla..

Negli ultimi mesi faticava davvero a scusarlo.Un amico  si rende concretamente presente se l’altro sta soffrendo per colpa sua.A volte, si ripeteva Morena, le persone agiscono inconsapevolmente, e nel loro agire, possono causare dolore, al di là delle intenzioni.Ma..se ad una persona si tiene, se ci è cara..Il tempo, lo si  trova..Lo si deve trovare.
Sempre!

Così ,meditava le parole della mail,mentre nella mente le riecheggiavano l’insieme delle frasi di Gilda ed il tutto, si stemperava, come un acquarello, nei due brevi sms.Le parole si liquefacevano per far posto ad immagini mentali..

Poi,un’ illuminazione improvvisa…una fitta lancinante come una spada, uno tzunami emotivo inaspettato..
Da sempre, Gilda aveva probabilmente avuto ragione!