Dislessia ed alunni dislessici
Dislessia ed alunni dislessici
Premessa
La Circolare N°13987 del 3 novembre 2004 segna una pietra miliare per l’ufficiale riconoscimento dei problemi di apprendimento legati alla dislessia,discalculia,disgrafia e disprassia.
Successivamente le circolari n°26/A del 5 gennaio 2005 e la nota ufficiale del Ministero emanata il 1°marzo 2005 hanno definitivamente aperto la strada al riconoscimento della diagnosi della dislessia da parte degli Uffici scolastici competenti.
A seguito di queste prese di posizione da parte sia del Ministero della Pubblica Istruzione che dall’Ufficio Scolastico della Lombardia, anche le scuole hanno iniziato a farsi carico del problema.
Gli insegnanti, da tempo avevano realizzato l’esistenza di tale problematica, evidenziando altresì che un intervento specialistico, unicamente attuato in ambito scolastico, era assolutamente inadeguato a rimuovere le difficoltà.
Da alcuni anni il problema “dislessia” è emerso in tutta la sua portata e per quanto concerne l’intervento diagnostico, il nostro paese può essere definito all’avanguardia. I percorsi terapeutici, restano ancora, per così dire inesplorati e poco ancora si sa sulle modalità di recupero di tale disabilità, poiché non può esistere un unico percorso terapeutico, valido per tutti i casi di dislessia. Ogni percorso infatti dovrà essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, alle potenzialità e alle difficoltà riscontrate durante l’osservazione diagnostica, ai tempi di attenzione del paziente, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati.
Vale la pena ricordare che le patologie inerenti i disturbi dell’apprendimento, non rientrano nella lista di quelle riconosciute dalla Legge 104, la quale, consente agli alunni di usufruire di un insegnante di sostegno. Pertanto tutti i disturbi di apprendimento non vengono riconosciuti come invalidanti.
Due possono essere gli itinerari da sviluppare in contemporanea
-un itinerario relativo alle competenze di base-percettivo-motorie e meta-fonologiche
-un itinerario specifico per la lettura
Il focus del primo percorso è centrato sulla riduzione delle lacune riscontrate nelle abilità di base; il secondo mira all’acquisizione da parte dell’alunno di una migliore capacità di lettura e scrittura, così da potersi avvicinare agli livelli- soglia di accettabilità proposti a scuola. Appare evidente che i due itinerari non possono essere proposti in modo disgiunto e che la gradualità , così come l’approccio a spirale, non possono e non devono essere procrastinati nel tempo,poiché tale scelta,impedirebbe la conquista della capacità di lettura del bambino e la conseguente ricaduta motivazionale positiva che tale acquisizione comporta. Tutto l’operato del docente o dell’équipe pedagogica dovrà considerare centrale il ruolo dell’allievo ed egli dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere,conoscere gli obiettivi che di volta in volta ci si prefiggerà di raggiungere. Il bambino diventerà così protagonista del proprio acquisire e nel contempo osservatore del suo processo di apprendimento.
Dislessia e disagio psicologico
Difficilmente le difficoltà specifiche di apprendimento vengono individuate precocemente nell’alunno e sovente il bambino è costretto a vivere e sperimentare una serie di insuccessi a catena senza una apparente motivazione logica. Agli inizi , i primi risultati insoddisfacenti in ambito scolastico, vengono attribuiti ad uno scarso impegno, ad una capacità attentiva lacunosa, ad un disinteresse verso le attività proposte. Così questi alunni oltre a dover sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono responsabili e nasce in loro un certo senso di colpa. Laddove l’insuccesso si prolunghi nel tempo,è automatica una caduta in verticale della stima di sé. La mancanza di fiducia nelle proprie capacità , un basso livello di autostima comporterà di conseguenza una serie di disagi psicologici che porteranno ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari, quali un forte senso di inibizione, una marcata aggressività, atteggiamenti da leader negativo nell’ambito della classe e in alcuni casi anche depressione di tipo reattivo. Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a360° e ne resta imprigionato fino al momento in cui non viene elaborata un’accurata diagnosi che permetta di scoprire finalmente la patologia.
“La percezione di sé”- in un ragazzo con difficoltà di apprendimento
Quali sono le reali difficoltà che un alunno con disturbi di apprendimento incontra nel suo iter scolastico? Proviamo a percepire al realtà con i suoi occhi
-egli si trova a far parte di un ambiente, la scuola, ove vengono proposte attività per lui troppo complesse ed astratte.
-osserva che la maggior parte dei compagni s’inserisce con serenità nelle attività proposte ottenendo risultati gratificanti
-sente su di sé continue sollecitazioni/richiami da parte degli insegnanti
-non riesce a trovare soddisfazione nemmeno nelle attività extrascolastiche poiché le lacune percettivo-motorie non gli consentono di ottenere risultati positivi nello sport, nelle attività musicali e/o nella autonomia della sua quotidianità.
-si percepisce inferiore, incapace ed incompetente rispetto ai suoi compagni
-matura, in itinere, un crescente senso di colpa, sentendosi responsabile delle proprie difficoltà.
-percepisce la profonda insoddisfazione del gruppo degli adulti nei suoi confronti
- non riesce ad integrarsi nel gruppo classe o dei pari, ritenendosi non all’altezza dei compagni e relegandosi in ruoli che prevedano atteggiamenti particolari(es. fare il buffone, fare il bulletto)
-per non far percepire il proprio disagio, mette in atto una serie di meccanismi di difesa che non fanno altro che aumentare ,in lui, il senso di colpa e nel gruppo docente, l’idea di un forte disimpegno.(non leggo perché non ne ho voglia! Non eseguo il compito perché non mi interessa)
-talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.
La percezione del vissuto di una famiglia con un ragazzo esposto a difficoltà di apprendimento
Se i ragazzi in difficoltà vivono la quotidianità in modo a volte traumatico, non di meno accade alla cerchia famigliare. Una buona parte delle famiglie, si sente coinvolta nei processi educativi e scolastici dei propri figli. La scuola occupa pertanto un ruolo evidentemente importante. L’agenzia educativa è spesso al primo posto nelle priorità della vita famigliare, anche per la positiva ricaduta sociale che il successo scolastico dà alla figura del proprio figlio ed di conseguenza alle figure parentali di riferimento (l’alunno ottiene ottimi risultati a scuolaàalle spalle c’è una famiglia impegnata).
Quando il nucleo familiare inizia a percepire le prime difficoltà del figlio, la reazione è pressoché automatica “… da te non me lo sarei mai aspettato!”.E’ solo ad ingresso ed inserimento scolastico ultimato, che la famiglia comincia a focalizzare il problema: il proprio figlio non apprende come gli altri.
Si avvia così, la storia del bambino-scolaro e del suo percorso scolastico, a volte drammatico. Troppo frequentemente la famiglia non riesce a comprendere e ad accettare le difficoltà del proprio figlio, rifiutando tutte le motivazioni, che consentirebbero di intraprendere itinerari adeguati ed efficaci, nonché interventi personalizzati sull’alunno. Essa si chiude a riccio,optando per soluzioni, a volte dannose,anche se portate a compimento in buona fede:per esempio, i ragazzi vengono sottoposti a lunghe sedute di recupero individuale pomeridiano,vengono elargite punizioni esemplari e quando la famiglia si ritrova con le armi spuntate e nessun risultato positivo acquisito,ecco, scattare automaticamente il meccanismo di protezione ad oltranza del figlio,mettendo in discussione le capacità didattiche degli insegnanti o dell’intera struttura scolastica.
Alcune famiglie arrivano anche a cambiare istituto al proprio figlio, nella speranza di sbloccare un meccanismo che appare persecutorio.
Tutto ciò accade, perché vi è ancora una scarsa conoscenza di tali problemi e non sempre le diagnosi giungono in tempi ragionevolmente accettabili, cosicché il bambino e la famiglia, vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia che sovente inficiano anche i rapporti affettivi .Dal lato didattico,questi ritardi, fanno perdere tempo prezioso ai docenti, per attivare gli strumenti compensativi che la legge prevede per tali patologie..
La scuola ed il suo ruolo
E’ innanzitutto opportuno che i docenti siano ben formati ed informati sul problema “dislessia”:esso è un disturbo specifico di apprendimento, in ragazzi normodotati, cioè senza handicap di tipo neurologico o sensoriale. Il dislessico, a seconda della gravità del disturbo, può presentare problemi inerenti la scrittura ed il calcolo. La dislessia si connota come caratteristica costituzionale, determinata biologicamente e non dovuta a problemi di tipo psicologico o sociale. I docenti dovrebbero essere in grado di riconoscere un dislessico già dalle prime difficoltà che immancabilmente si evidenziano nel difficile rapporto col testo scritto e con la sua decodifica. Il ritardo o la mancata diagnosi di dislessia, può pesantemente incidere sul futuro professionale del ragazzo poiché lo condanna a percorsi formativi di basso livello a fronte soggetti dotati di buone potenzialità , creatività ed intelligenza. E’ opportuno qui ricordare che di prassi la certificazione di Dislessia , effettuata dall’ASL o dalla NPI delle Aziende Ospedaliere, non avviene prima del compimento degli 8 anni e cioè non prima della fine della classe 3 del primo ciclo elementare.
Le principali difficoltà del dislessico in ambito scolastico
-deve impegnare al massimo le sue capacità in fase di lettura e scrittura, pertanto si stanca facilmente,o accusa cefalea da prestazione.
-risulta lento,commette errori, salta righe o parole, a volte,non cogliendo il senso di un testo.
-inverte lettere con grafia simile tipo p b d g q o suoni simili t/d d/b v/f
-evidenzia difficoltà nell’apprendimento mnemonico sequenziale.
-evidenzia difficoltà nell’espressione verbale del proprio pensiero, usando un lessico povero
-fatica a memorizzare termini difficili e con difficoltà riconosce le caratteristiche morfologiche della lingua italiana; quasi sempre le prestazioni grammaticali sono inadeguate
-buona parte dei dislessici è anche discalculica pertanto l’alunno
-non riesce ad imparare le tabelline
-non è in grado di fare calcoli in automatico, numerazioni regressive
-non è in grado di apprendere le procedure delle operazioni aritmetiche.
-ha difficoltà oggettive nel mantenere un buon livello di attenzione/ concentrazione in classe
-Si stanca e si distrae facilmente, poiché tutte le sue energie sono concentrate nella decodifica.
-i tempi di decodifica delle consegne, è dilatato rispetto ad un soggetto non dislessico.
I dislessici inoltre hanno serie difficoltà nell’apprendimento delle lingue straniere, in particolare scritte,e tale difficoltà si evidenzia marcatamente nell’apprendimento della lingua inglese a causa delle accentuate differenze tra codice grafico e codice fonico (a questo proposito gli ultimi studi di psicologia dell’apprendimento,ed alcuni report di neuropsichiatria stanno valutando l’ipotesi di un vero e proprio disturbo patologico, legato all’area cerebrale deputata all’apprendimento delle L straniere).
Il dislessico evidenzia difficoltà in musica, poiché difficilmente riconosce il valore delle note e delle pause e non è in grado di leggere, scrivere e memorizzare sequenze di note o partiture. Per questi motivi il Ministero ha approntato una batteria di strumenti compensativi o dispensativi, così da facilitare il percorso formativo dell’alunno favorendo altresì il suo armonico sviluppo psico-fisico.
Strumenti compensativi: in attesa dell’approvazione del Disegno di legge.
Per l’elenco completo di tali strumenti si rimanda alla circolare dell’Ufficio scolastico per la Lombardia, N°13987 del 3 novembre 2004 e alla circ. 4099/A/4 del Ministero della Pubblica Istruzione,del 5 ottobre 2004, nonché la nota del 10 maggio 2007 “disturbi di apprendimento-indicazioni operative” e l’ordinanza n°40/2009, artic 12 comma7 .Si ricorda inoltre l’importanza della circolare n 50 e 51 del 2009(paragrafo “prova scritta a carattere nazionale” e “particolari categorie di candidati”) nonché la nota del Miur n 5744 del 28 maggio 2009.
Come la scuola può attivarsi in attesa di delucidazioni dal Ministero
Alla luce di quanto premesso, a scuola sono possibili quattro tipologie d’intervento riabilitativo del soggetto dislessico.
-interventi sulla prestazione(proporre all’alunno numerosi esercizi dello stesso tipo)
-interventi sulle componenti della prestazione (esercizi mirati al potenziamento della consapevolezza fonologica, laddove si lavori su scrittura e lettura)
-interventi sulle abilità generali(visuo-percettive, linguistiche, psicomotorie)
-interventi sul controllo strategico e sulla metacognizione
In particolare i docenti dovrebbero
-consentire ai dislessici un tempo dilatato nell’esecuzione delle performance scolastiche.
-graduare task e mission da sottoporre ai ragazzi.
-garantire la gradualità del processo di apprendimento, applicando laddove possibile il modello a spirale già caratteristico dell’approccio funzionale-comunicativo delle lingue straniere(modello Freddi-Titone)
-ricorrere costantemente ai feed-back
- differenziare, nella risoluzione dei problemi, gli aspetti rilevanti di un task rispetto a quelli irrilevanti
-attuare una forma di scoperta guidata alle soluzioni.
Imparare con più difficoltà non significa un apprendimento dequalificato, significa piuttosto un modo “altro”, e non per questo meno valido, di attuare strategie di apprendimento secondo i propri tempi, modi e stili. Di ciò ne dovranno tener conto i docenti, sia in fase di stesura degli elaborati scritti, sia nella fase di valutazione che nella presentazione delle prove di verifica o testing .
Alcune strategie da adottare
- formare un team di docenti interni alla scuola, esperti nel campo della dislessia e dei disturbi specifici di apprendimento, in grado di sottoporre alle classi-filtro(3° elementare, 5° elementare e 1° media) le batterie di prove di comprensione MT, così da scremare in tempi rapidi ed evidenziare precocemente i casi da inviare all’ASL per la certificazione di DSA.
- Distinguere in modo chiaro la Difficoltà di apprendimento dal Disturbo di apprendimento.
E’ opportuno ricordare che la difficoltà di apprendimento può avere carattere temporaneo, legato a diversi fattori, il Distrurbo di Apprendimento è permanente.
Una volta evidenziato con chiarezza il tipo di disturbo, nel caso trattasi di dislessia, è opportuno adottare alcuni semplici accorgimenti per facilitare il percorso scolastico dell’alunno dislessico:
-leggere ad alta voce le domande delle prove di verifica
-concedere maggior tempo di esecuzione rispetto al resto della classe, semplificando i testi delle consegne.
-invitare gli alunni all’autocorrezione del proprio elaborato
-presentare più descrittori di valutazione così da poter tenere distinta la valutazione della forma da quella del contenuto
-nelle prove di verifica scritte, presentare i testi in un carattere piuttosto grande e su pagine con un numero di righe di testo ridotte.
-prediligere le prove orali a quelle scritte
-prediligere l’uso del PC con MS word
-prediligere l’uso di strumenti a comando vocale
-fornire agli alunni tabelle e griglie facilitatrici
-lavorare su semplici mappe o schemi concettuali predisposte anticipatamente dal docente.
Esemplificazione didattica
Dopo queste precisazioni di carattere generale si propone un percorso strutturato per la valutazione orale ed in seguito scritta di un testo di lingua italiana.
| L’idea principale e i concetti chiave | Per ogni paragrafo del testo viene definita l’idea principale, che rappresenta il messaggio fondamentale che si intende veicolare all’alunnoAttraverso un apprendimento significativo.Tale risultato si ottiene proponendo i concetti chiave in forma iconica poiché, una volta compresi,porteranno ad interiorizzare con maggio facilità la tematica trattata nel testo |
| Lo schema delle informazioni essenziali | I concetti chiave vengono ordinati seguendo un semplice schema logico, comprendente tutte le nozioni ritenute fondamentali dal docente.Essi verranno successivamente semplificati per garantire una comprensione globale del testo |
| Semplificazione del testo | Il brano viene presentato attraverso un linguaggio semplice e diretto,che, grazie all’ausilio del materiale illustrato e alla ripresa della spiegazione dei concetti fondamentali, consentirà un maggior coinvolgimento motivazionale e per questo funzionale all’apprendimento del’alunno |
| Testo ridotto ed illustrato | Il testo ridotto illustrato riduce in modo radicale la parte scritta a vantaggio di disegni mirati che contengono la maggior parte dei concetti chiave oggetto di apprendimento.Poiché , se da un lato è vero che la caratteristica proposta nelle illustrazioni è la semplicità, è altresì vero che l’immagine è per sua natura polisemica e pertanto ben si presta ad un ampliamento lessicale oltre che ad una ripresa dei concetti, tenendo conto degli interessi e dei bisogni dell’alunno e della costante necessità di tener viva la motivazione. |
| Prova di produzione orale con supporto di materiale iconografico | La verifica orale consiste nel porre domande sui concetti chiave contenuti nel testo. Viene fornita una serie di immagini a supporto |
| Prova di verifica scritta | L’insegnante predispone le prove di verifica con domande a scelta multipla e figure, concedendo maggior tempo rispetto a quello impiegato dai compagni. Si opta per un supporto con PC.Di grande utilità risulta il programma MSword per window. Attraverso il programma di videoscrittura l’alunno può direttamente al computer sia in classe che a casa, riducendo il carico di lavoro dovuto alle difficoltà grafiche di tipo esecutivo. MSword nelle versioni recenti è dotato di correttore ortografico che sottolinea in rosso le parole non corrette o sconosciute ed offre delle alternative per la correzione.Questo consente all’alunno di produrre testi leggibili senza eccessiva fatica e riduce la presenza di errori ortografici mediante la correzione operata autonomamente. |
