Essere diversi: dallo stereotipo allo sviluppo del sociotipo
Essere diversi: dallo stereotipo allo sviluppo del sociotipo
Una doverosa premessa:
“insegnare una lingua significa insegnare la cultura che in questa lingua si esprime” e quindi “aprire la mente dell’allievo verso il “diverso”,l’”estraneo”, verso ciò che avviene al di fuori della cultura di appartenenza.(da”il testing della civiltà”,1,1985 e O.Chanteleuve “l’insegnamento della civiltà”.
Quanto attiene all’insegnamento della cultura e della civiltà sia in L1che ancor più in L2 o L3 proviene da precise scelte educative.Esso ha infatti come scopo precipuo un allargamento dell’orizzonte culturale dell’allievo, che lo porti alla scoperta dell’”altro da sé”.(P.E.Balboni “Analisi e riflessione sui modelli culturali”, in “Inglese, francese, tedesco-modelli operativi”pg75,76).
Generalmente e per praticità i docenti si rifanno al concetto di “cultura” sottintendendo che ad esso è dialetticamente correlato quello di civiltà.
Nella accezione di Levy-Strauss, la cultura è il complesso di modelli culturali(organizzazione familiare e sociale, regole di comportamento, lingua, valori,opere d’arte) con i quali una comunità risponde ai propri “bisogni di natura”; le culture dunque, purchè funzionali,godono di egual valore e rispettabilità, pur nella loro diversità.
Per civiltà,invece si intendono quei particolari modelli culturali che appaiono connotati positivamente e che si propongono come modelli da imitare o quantomeno da tenere in considerazione per un progressivo quanto costante miglioramento della funzionalità dei propri modelli.
La nostra scuola sta vieppiù diventando un centro di incontro e di scambio tra culture e civiltà diverse, grazie all’arricchimento culturale apportato dall’arrivo di alunni extracomunitari.Un vero melting-pot in continua evoluzione.
Eppure ,non raramente accade che, laddove non vi sia una diretta conoscenza ,vuoi per povertà familiare,vuoi per povertà culturale,negli alunni si sedimentino dei”sentito-dire”,delle opinioni irrazionali fondate su modi di dire non verificati. Queste percezioni distorte della realtà, questa faciloneria, spesso amplificata da mass-media spazzatura o da esponenti politici di basso calibro,porta ad un appiattimento,ad una generalizzazione del reale che può sfociare nel pregiudizio nonché in alcune striscianti subdole forme di razzismo.
Da qui l’esigenza di portare gli alunni a saper discriminare ciò che la sociologia considera uno stereotipo ed un sociotipo.
Ritenere che una persona possegga determinate qualità, siano esse buone o cattive solo perché facente parte di uno specifico gruppo rimanda al concetto di stereotipo. Ciò che nei processi cognitivi faceva riferimento a “schemi stabilizzati”, oggi ha assunto il significato di “fossilizzato,immobile,immutabile”
Di fatto lo stereotipo ha quindi una connotazione negativa e denigratoria latente tesa a screditare un gruppo sociale a favore di un altro.
E’ viceversa fondamentale che ogni alunno,sradichi atteggiamenti tendenti ad avvallare lo stereotipo,per acquisire quelli arricchenti del sociotipo.
Quest’ultimo infatti consente di affrontare la realtà attraverso gli “occhiali” di altre culture.
Si è sollecitati quindi a vedere e valutare non in modo superficiale chi è “diverso da noi”.Far capire l’importanza di un’analisi che passi attraverso il sociotipo implicherà uno studio sistemico delle differenze, da considerarsi come un modo “altro” di approcciarsi e di risolvere uno stesso problema.
Entriamo nel dettaglio:
- 1) gli spagnoli e la “movida”
Parlare di “movida” richiama, inequivocabilmente alla memoria la Spagna.
Si pensa che la popolazione spagnola passi il proprio tempo a divertirsi, scegliendo tra migliaia di opportunità di “fiestas”, bevendo sangria,abbuffandosi di paella, cantando “havaneras” o suonando nacchere fin dal primo mattino, indossando costumi tipici gjtanos o da torero.Nulla di più errato in un concetto così stereotipato.
Basti pensare che la Spagna ha vissuto per quasi 40 anni(1939-1975)sotto la dittatura del “caudillo” Francisco Franco. Il regime era fortemente oscurantista e rigoroso, privo di spazi per qualsiasi tipo di espressione e di libertà di opinione;tutto ciò che era fuorviante dalla linea di pensiero dettata dal regime, veniva brutalmente repressa.Questa forma di dittatura non ha tuttavia impedito la nascita di una contro-cultura “sommersa”,in particolare nella regione della Catalunia,oggi regione autonoma, dallo stato centrale madrileno.Tale cultura,è emersa, dapprima timidamente per poi esplodere in tutta la sua poliedricità agli inizi degli anni 80,subito dopo la caduta del regime franchista.
La “movida”, quindi è un tassello di questo processo di evoluzione culturale ed è nata come reazione alla situazione politica precedente l’arrivo della democrazia con Juan Carlos.
La “movida” è divenuta una sorta di attrazione turistica richiamando soprattutto i giovani dai vicini paesi europei e non solo.
La “movida” è pertanto da considerarsi un momento, molto colorato e gioioso della vita spagnola, ma non per questo si deve ritenere il popolo spagnolo come festaiolo.
La Spagna infatti, prima grazie al governo Aznar ed ora con Zapatero,ha dimostrato di essersi evoluta rapidamente, raggiungendo se non oltrepassando sulla via della modernizzazione altre culture europee in fatto di riforme sociali economico-sociali.
I francesi e la “grandeur”
La storia da secoli ha posto la Francia quale baluardo della cultura, della civiltà e delle arti.
Si pensa che attraverso al creazione di una “serie” di simboli, la Francia abbia voluto imporre il proprio splendore sul resto d’Europa.
Basterebbe considerare la reggia di Versailles o la cattedrale di Chartres o Notre-Dame.Il lusso ed il fasto nelle dimore settecentesche sono da sempre motivo di orgoglio e di vanto per i francesi.Il concetto espresso da Luigi 14° “sul mio impero non tramonta mai il sole”, la fama napoleonica,l’incontrastato dominio del francese come lingua della nobiltà, delle scienze e della chiesa, per secoli ha alimentato quest’idea di unicità storica.
In tempi moderni, la costruzione della Tour Eiffel ha contribuito ulteriormente ad alimentare quest’idea di “grandeur à la française”.
La storia del Paese ha innegabilmente messo in luce personaggi che indiscutibilmente hanno scritto la storia europea degli ultimi quattro secoli.Da Luigi 14°, chiamato Re Sole a Luigi 16°, il cui comportamento portò allo scoppio della Rivoluzione francese;da Napoleone 1° che fece della Francia il cuore dell’Europa a Napoleone III° con tutte le innovazione apportate durante il suo regno sia in fatto di economia che di politica.Con Charles de Gaulle presidente della Repubblica, che avviò la Francia ad una grandiosa ripresa economico-politica all’indomani del secondo conflitto mondiale.
In realtà qual è il Governo che non trova modo per celebrarsi agli occhi dell’opinione pubblica interna ed internazionale? Eppure , sebbene altri paesi abbiano tentato di eguagliare i francesi sia sul piano politico che sociale, quando si parla di “grandeur”, la mente corre, non senza un velo di invidia e di disprezzo, alla nazione francese.
Insomma “la grandeur” è per antonomasia, qualcosa di tipicamente francese.
Forse varrebbe la pena di soffermarsi più a lungo sui personaggi storici che hanno visto i natali in Francia e con le loro gesta, le loro prodezze il loro intuito e la loro intelligenza , hanno contribuito allo sviluppo di questa tipicità francofona.
I francesi e la lingua straniera
Altro stereotipo, oltre quello della grandeur, è legato alla lingua francese stessa. E’ infatti risaputo che nel XVIII e XIX secolo, il francese era considerato “idioma internazionale”, lingua veicolare per eccellenza.
Era considerato il “passaporto” indispensabile per poter accedere ai “salotti buoni” dell’alta nobiltà e delle famiglie altolocate. Né è testimonianza l’inizio del romanzo “guerra e Pace”, che pur essendo scritto da uno scrittore russo, presenta alcuni dialoghi in francese.
Con la 1° guerra mondiale e l’intervento degli Stati Uniti nel conflitto e nelle trattative di pace, gli equilibri del mondo cominciano a cambiare.L’Europa non viene più ed essere al centro del mondo, e per motivazioni politico-economiche, inizia a farsi largo una cultura di stampo anglo-americano.
L’inglese, con una struttura morfo-sintattica molto più semplice del francese, risulta di più veloce apprendimento.
La Francia, nel corso degli anni, ed in particolar modo nell’ultimo ventennio,dopo l’avvento del Threshold Level, ha dovuto inserire,suo malgrado, nella formazione scolastica un’attenzione maggiore allo studio delle lingue in generale. Studio che precedentemente era stato trascurato.
La qualità dell’insegnamento delle lingue straniere è ancora di livello medio e laddove è possibile, i termini inglesi vengono tradotti e francesizzati,e se non tradotti vengono pronunciati con forte accento francese, quasi a voler smitizzare l’avvento della supremazia anglofona.
Probabilmente, una visuale ancora miope,forse vittima di quello stereotipo di grandeur di cui si accennava prima, non permette opportuni aggiustamenti nel sistema francese riguardo all’insegnamento delle lingue straniere a scuola.
Conclusione
Attraverso una presa di coscienza dell’importanza di lavorare sui concetti di sociotipo e non di stereotipo, consentiremo ai nostri alunni di arricchire il loro processo di autorealizzazione cognitiva, affettiva e sociale che li porterà ad imparare ad accettare le diversità linguistico- culturali ed ad assumere un’attitudine di relativismo e di rispetto verso l’altro.
