Mariagrazia Bondioli

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LETTURE

margheritadolcevitaStefano Benni:
Margherita Dolcevita

…o un libro bello solo a metà


160 pagine, 14,00 €
Feltrinelli

 

di Alessandro Bottero

Stefano Benni è e resterà uno dei migliori scrittori italiani attualmente viventi. Anche dopo il mezzo passo falso di Margherita Dolcevita. Ecco. L’ho detto. Mezzo passo falso. Che d’altronde significa anche mezzo passo vero, quindi il romanzo in se e per se non del tutto negativo. Diciamo che però lascia un senso di incompiutezza. Di un finale un po’ affrettato. Il libro si inserisce nelle dinamiche degli altri libri di Benni, ossia una parafrasi del presente, visto con gli occhi della fabula satirica. Benni ha raccontato la sua storia d’Italia in questi ultimi vent’anni. Ha parlato del vuoto televisivo, dell’imbarbarimento progressivo della nostra società, delle speranze perdute e disperse della generazione che voleva cambiare il mondo. In tutti i suoi romanzi però si nota sempre un barlume di speranza, anche se affidata a volte solo alla fiaba, ai bambini, ai ragazzi, alla fantasia che può rimescolare gli elementi del mondo e dare vita a un mondo nuovo.

In questo ultimo romanzo la protagonista è Margherita, ragazza di 15 anni, piena di vita e abitante in una periferia ancora non toccata dal consumismo selvaggio.

La costruzione della storia procede bene. Benni è un maestro nel tratteggiare personaggi intriganti, vivi. A volte corre il rischio di cadere nel cliché o nel macchiettistico, ma sostanzialmente i personaggi reggono. In questa situazione, ossia la vita di Margherita e della sua famiglia, arrivano i “cattivi”, ossia una famiglia che compra il terreno vicino a quella di casa di Margherita e inizia ad alterare il mondo della periferia

Il romanzo a questo punto vive sulla contrapposizione tra il mondo della periferia e quello della nuova famiglia che altera e modifica il mondo. Le modifiche chiaramente sono in negativo e qui devo dire che un po’ il libro cade nel cliché. La contrapposizione bene-male è un po’ troppo scoperta.

Inoltre va detto che gran parte del mistero e dell’inquietudine crollano nel finale, con spiegazioni troppo affrettate e semplicistiche. Perché il padre di Margherita si trasforma a tal punto da unirsi a uno “squadrone della morte”? Tutto è troppo meccanico, come se Benni da un certo punto in poi avesse innestato il pilota automatico.

Il finale (che non svelo, chiaro) lascia insoddisfatti. Non tanto per come finisca. Chi segue Benni sa che il redde rationem dei cattivi è (quasi sempre) assicurato. Le perplessità riguardano il fatto che tutto è quasi “dovuto”. I cattivi sicuramente incontreranno la fine che meritano, in un modo un po’ meccanico. Ecco, se proprio vogliamo individuare il difetto è una prevedibilità della storia.

Ciononostante il libro è ben scritto (Benni da questo punto di vista è una garanzia), e non delude del tutto le aspettative. Sicuramente non è ai livelli dei libri meglio riusciti (Elianto, Comici Spaventati Guerrieri o La Compagnia dei Celestini), resta un’opera minore, ma un tentativo concedeteglielo (anche perché il personaggio di Margherita è molto ben tratteggiato).

Ce ne fossero di scrittori come Benni, che pensano alle storie e non alle comparsare in TV.

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PANE E TEMPESTA

Come solo lui è capace di fare, ancora una volta Stefano Benni crea un mondo, e lo popola di personaggi assurdi. Assurdi ad un livello di assurdità capace di renderli veri, e genuini. Questa peculiarità dei libri (di alcuni, non tutti, ovviamente) di Benni, si avverte ancor di più in Pane e tempesta, libro nel quale l’autore dipinge un paesello come molti di quei paeselli che, proprio per il loro essere minuscoli e staccati dal mondo, finiscono con l’essere tutti unici, e speciali, e dotati di una personalità che, nelle grandi città, pare essersi perduta, sotto troppe coltri d’asfalto.In questo luogo abbastanza fatato da poter essere vero, ecco che Stefano Benni inizia a disseminare ritratti di persone e personaggi.benni Alcuni sono descritti riassumendo la storia che li ha portati ad esser ciò che sono. Altri, invece, hanno nomignoli esilaranti, ed esilaranti storie alle spalle, che spiegano il perché ed il percome di quei nomignoli (e se qualcuno non avesse mai vissuto in un paesello, vi assicuro che è realmente così che vanno le cose: uno vive la propria vita tranquillamente. Poi, un giorno, fa una scemata, e tutto il paese gli appioppa un soprannome ridicolo che, se va bene, morirà con lui. Sennò sopravviverà, dando origine a nomignoli ereditari, quali “il figlio di…”, la “figlia di…”, e via dicendo).Vi sono passi del libro in cui, addirittura, i personaggi stanno tutti in un nome e, in quel nome, sta tutta la loro storia, la loro comicità, ed il loro significato. Ovviamente, poiché di paesello si tratta, anche gatti e cani, lungi dall’esser animali da compagnia, sono personaggi attivi nella comunità. Hanno nomi propri, ed una loro discendenza, e anche di loro si cantano le gesta…A sconvolgere questo dipinto di provincialità intatta e genuina, intrisa di realtà e magia, giungeranno le ruspe, il progresso, e le novità. E saranno le persone affezionate ai rapporti umani, e agli affetti (oggi così demodé) a dover combattere la modernità spersonalizzante e moneto-centrica…

Un avviso a quanti amarono Bar Sport: sappiate che se ne parla anche qui e, tra le risate, è impossibile non avvertire un velo di malinconia. Perché leggendo questo libro si ride fino alle lacrime, sì. Ma ci si potrebbe anche accorgere che, alcune di queste lacrime, potrebbero essere di tristezza, e non solo di gioia…

(Federico Di Leva)

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Susanna Tamaro - Più fuoco più vento

Un libro per giovani e adulti, un libro da regalare, da diffondere, un testo da rileggere e meditare, da tenere a portata di mano. Un libro per chi vuole mettersi in cammino o continuare a camminare con una spinta interiore più consapevole. Un viatico per riscoprire il senso della vita, la capacità di “nuovi inizi”, di accettare le scommesse, il rischio della fede, la fatica della costruzione di un rapporto.

Così come “Cara Matilda”, questa pubblicazione risulta una bussola per attraversare la complessità della nostra società, dei suoi problemi. Temi quali dolore, morte, violenza, consumismo, inquinamento, tecnologia, appiattimento, banalità, fretta, superficialità sono trematiche pregnanti per l’autrice. Una lente per osservare la realtà dentro e fuori di noi, fatta di arrivismi, luoghi comuni, grettezze, accomodamenti, difesa del proprio territorio, chiusura nelle proprie certezze, ben lontane dalla sapienza biblica e dalle esegenze di una fede che muove, che “scompiglia”.

Un invito a “lavorare sul cuore e sulle viscere”, a cogliere il mistero intorno a noi, ad alzare lo sguardo al cielo, a ritrovare la condizione di figli, osservando la profusione della bellezza intorno a noi, a scendere dentro di noi per ascoltare la voce dello spirito, che è come un sussurro di un bosco: mite continuo, profondo.

Trattasi di uno spirito che abita dentro di noi e che, come Maestro interiore ci spinge a cercare la verità. Questo libro si pone come stimolo ad alimentare la nostra fede che non è certezza ma sempre ” un’apertura, un’interrogazione, un dubbio” … un richiamo a riscoprire la preghiera del cuore a costruite la nostra casa sula roccia a rinascere nel segno del seme del Regno, depositato in ogni istante nella nostra esistenza, a ricordarci di una “dimensione altra” che richiede attenzione, silenzio meraviglia e che agisce e ci trasforma. Un monito a trovare la priorità della conversione, intesa come capacità di “cambiare sguardo”, a scegliere il bene “che ha radici in alto”.

Una sollecitazione a lavorare “come una volta facevno gli uomini per accendere il fuoco, battendo e ribattendo una pietra sull’altra, senza stancarsoi finchè scocca una scintilla”. Una spinta a cercare sempre il fuoco dell’amore nella nnostra vita ed attendere il vento dello spirito.

Senza Fuoco e senza Vento i nostri giorni non raggiungono la pienezza e la libertà. Un libro dunque destinato a parlare all’anima.

Linda Richman - Il coraggio di ridere ti cambierà la vita

Ad ognuno di noi è certamente capitato un periodo difficile della vita.Momenti nei quali  sembra “aver grattato il fondo del barile”.Amici, farmaci,psicologi, non riescono a dare senso al dolore dell’esistenza, che continua nostro malgrado.Il buco nero, il vortice nel quale si finisce sembra non aver fine. Le speranze di risalita si assottigliano.

Recuperare il buonumore, il senso dell’umorismo..apprendere a ridere nelle avversità. Certo, non è semplice, ma a volte, possibile.Ridere nei momenti bui richiede coraggio, eppure praticare questo atto di volontà è la ricetta per vivere bene.Linda Richman sostiene tutto ciò. E’ una donna che nella vita ha dovuto affrontare molte prove difficili, ma ha saputo non perdersi d’animo. In questo libro condivide con il lettore la sua esperienza, mostrando come sia possibile trovare un lato positivo in ogni situazione, purchè affrontata con autoironia ed umorismo, elementi indispensabili per far rinascere il sorriso.Nel raccontare la propria storia,l’autrice riesce ad essere convincente non tanto in quanto esperta in materia, ma piuttosto perchè attrice ed artefice del proprio cambiamento. Nel leggere il vissuto di Linda, il lettore si riconosce, scopre che le reazioni dell’autrice, a fronte di eventi negativi, non sono dissimili alle sue. L’autrice , tuttavia ha saputo andar oltre,cercando, analizzando e ripensando le ragioni nascoste del proprio dolore, trovando una chiave di lettura e fornendo una possibile soluzione:la ricerca della felicità.

Questo è il messaggio profondo del libro:la felicità è un diritto innegabile,che possiamo sempre evocare,soprattutto quando essa scompare dalla nostra vita portando con sè anche il nostro desiderio di ridere. La nostra felicità è troppo importante , perciò, tutto quanto attiene alla sfera del sociale,del pregiudizio, della consuetudine, è destinato a passare in secondo piano. Con buona pace di tutti i benpensanti bacchettoni.La Richman insegna che è molto meglio avere rimorsi che rimpianti e che la nostra felicità sta al primo posto. Solo se saremo felici di noi stessi, potremo diventare veicolo di felicità per gli altri.

Le nostre scelte dunque, per raggiungere la meta, potrebbero anche non essere quelle convenzionali,allineate , non censurate….basta un pò di sano pragmatismo ed una piccola dose di sano egoismo positivo.

Giulio Cesare Giacobbe - Alla ricerca delle coccole perdute: come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

…crescita individuale di ciascuno e alla sconfitta di tutti quei comportamenti nevrotici,ansiosi e depressivi che caratterizzano oramai la maggiorparte della nostra societa’. L’autore sostiene che ogni essere umano ha dentro di se’ tre distinte personalita’:un Bambino,un Adulto e un Genitore. E’ proprio sull’equilibrio e sullo sviluppo di ognuna di esse che si basa la nostra vita,il nostro benessere e il nostro modo di rapportarci al prossimo. …
…dipendenza bensi’ da un rapporto alla pari,quella che si fonda sulla liberta’ come valore primario e non sulla necessita’ di legarsi a qualcuno. All’adulto pero’ manca la capacita’ di dedicarsi al prossimo,qualita’ che si acquisisce divendando Genitore. Un genitore si dedica agli altri perche’ non li teme piu’:li accetta per come sono dunque li ama. Un genitore ha imparato ad amare. Queste sono le tre fasi che un individuo dovrebbe sperimentare …  (da Internet)

Paulo Coelho - Lo Zahir

Un giorno, uno scrittore famoso scopre che la moglie, corrispondente di guerra, lo ha abbandonato senza lasciare traccia e senza alcuna spiegazione plausibile. Nonostante il successo e un nuovo amore, il pensiero dell’assenza della donna continua a tormentarlo e gli invade la mente fino a gettarlo in un totale smarrimento. E’ stata rapita, ricattata, o semplicemente si è stancata del matrimonio? L’inquietudine che gli deriva è tanto forte quanto l’attrazione che lei continua a esercitare su di lui. La ricerca di lei - e del significato della propria vita - porta lo scrittore dalla Francia alla Spagna e alla Croazia, sino a raggiungere gli affascinanti paesaggi desolati dell’Asia Centrale. E ancora di più, lo allontana dalla sicurezza del suo mondo verso un cammino completamente sconosciuto, alla ricerca di un nuovo modo di intendere la natura dell’amore e il potere ineludibile del destino. Con questo suo nuovo romanzo, Lo Zahir, Paulo Coelho non solo conferma le sue doti di scrittore, ma anche la sua straordinaria capacità di intuire che cosa significhi per un essere umano vivere in un mondo ricco di possibilità.

(commento tratto da internet)

Paulo Coelho - Undici minuti

“Undici minuti” racconta la storia di Maria, una giovane ragazza brasiliana che, seguendo il miraggio di una vita più facile, si trasferisce da Rio de Janeiro in Europa, a Ginevra. Qui, dopo il tentativo di lavorare come modella, comincia a esercitare la prostituzione e, dagli incontri con i suoi clienti, sviluppa la sua particolare conoscenza del mondo. Gli undici minuti del titolo, il limitato arco di tempo che Maria dedica a ciascun uomo, diventano quindi lo strumento attraverso il quale la ragazza entra in contatto con l’anima degli sconosciuti che incontra. E sarà proprio uno di questi uomini, il pittore Ralf Hart, ad aprirle le porte di una nuova consapevolezza.

(commento tratto da internet)

Apuleio - La favola di Amore e Psiche

La favola rappresenta il destino dell’anima, che, per aver peccato tentando di penetrare un mistero che non le era consentito di svelare, deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere prima di rendersi degna di ricongiungersi al Dio. L’allegoria filosofica è appena accennata ( nel nome della protagonista, Psiche, simbolo dell’anima umana), ma il significato religioso è evidente soprattutto nell’intervento finale del Dio Amore, che, come Iside, prende l’iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana.

(commento tratto da internet)