Da Villadalegno verso “Chigol”

Aria leggera mista a desiderio e nostalgia. Il vento è ancora freddo e pungente sul sentiero per Chigol. Risalire l’impervio cammino, obbliga a riprendere fili e pensieri dell’esistenza. Già, accettare la realtà di imprevisiti eventi che accadono, sconquassando una solita tranquilla diarietà. Dopo mesi di grigia routinec’è bisogno di colore. Nuovi amori, nuovi affetti, nuovi gesti che squarcino ed esplodano come profumi e musiche nella vita. Inutile contrastare l’incontrastabile. Primavera, risveglio dei sensi. Meglio accettare e lasciare che il bacio si posi timido e leggero sulla guancia. Che l’abbraccio fermi il tempo, se può. 
Il fiato caldo si scioglie nella fatica mista a sudore. Le gambe pesanti sembrano non obbedire più ai comandi, come muli zucconi ed impertinenti. Le vene della fronte pulsano. L’accatastarsi delle primavere si sta, di anno in anno, depositando sui muscoli stanchi e non allenati delle cosce, senza riuscire tuttavia, a togliere quel desiderio di giungere alla cima.Ma quale è la meta di questo cammino? E se non fosse l’ andare ma solo l’accettare gli avvenimenti. E se un sano moto di ribellione sbloccasse lo status quo affettivo, questo sonno della ragione e dell’emozione? Se una nuova vita sbocciasse da quella fatica, da quella salita? Forse ultima opportunità di serenità che la vita offre, quando si è a metà del Sunset Boulevard. Vorrei farmi gemma di larice. Occorre più sole, più aria, più vento. Si, quello della consapevolezza. 
Che meraviglia! Moquettes di colchici bianchi, glicine e violacei, petali di velluto. I larici hanno già messo le gemme ma aspettano che il sole punzecchi ancora un pò la loro pigrizia, prima di decidersi a sbocciare. Le genziane selvatiche cominciano a fare capolino. Chi mai ha preparato il tappeto d’onore? Morbidi aghi di pino,coprono il percorso del sentiero D, da Pampra verso Chigol. 
I primi steli verdi dell’erba nuova cominciano a delinearsi qua e là .Cielo blu Schifano, senza nuvole, come quadro preso a prestito dal Metropolitan. L’incedere faticoso del passo è cadenzato dal cinguettio garrulo in diesis e bemolle, di migliaia di uccelli. Il silenzio si fa canto, sinfonia. Ed è ancora una volta stupore della vita che caparbiamente rinasce. Nonostante tutto. Nonostante noi. Esplosione di primavera sulle mie montagne. Esplosione di gioia dentro di me alla vista dell’Adamello innevato che si stempera nel cielo translucido.

